Addestratori new age… Ma smettiamola!!!

Ho letto la storia di un cane difficile, la storia di un cane così vicino alla sua natura animale da far paura all’uomo civilizzato, al neofita, all’addestratore Peace and Love. Un meraviglioso cane primitivo non di discendenza genetica stretta (nonostante il genoma ovviamente ne riporti a vari livelli sempre una data forma di originaria genetica), ma di carattere, di istinto. Primitivo inteso come vicino alle origini, alle regole ed alle leggi di Madre Natura. In quel mondo dove l’aggressività e la paura sono doti, dove la capacità di adattamento e la voglia di non piegarsi sono caratteristiche imprescindibili per la sopravvivenza. Non parlo del mondo disneyano, di un mio post sulla mia pagina Facebook di qualche settimana fa, che vede Bamby e sua mamma amorevoli mammiferi dolcissimi con gli occhi a forma di cuore e con le ciglia lunghissime e ammalianti… parlo di quella mamma cervo che uccide a calci un cane domestico solo perché sente di essere in pericolo… e lo fa per sopravvivere, lei e Bamby.

Ultimamente alcune scuole di pensiero cinofile stanno raccogliendo adepti con l’utilizzo di forme di marketing ben comprovate e funzionali ma che spesso hanno la presunzione di possedere l’innovativa svolta etologicamente corretta applicata all’antropomorfizzazione dilagante e appagante che ogni essere umano che vive con un cane anela in fondo al suo cuore. Bisogna ammetterlo, abbiamo i cani in casa spesso e volentieri solo per appagare il nostro amore nei loro confronti, il nostro desiderio di amare, il nostro usarli come surrogati di essere bisognoso delle nostre attenzioni… le nostre necessità.Si! Perché è un dato di fatto che l’unione uomo-cane sia una simbiosi opportunistico mutualistica. Entrambe le specie traggono vantaggio dal vivere insieme, ma non è una simbiosi mutualistica pura come quella del paguro e l’attinia, perché nel binomio cane-uomo c’è l’uomo con le sue malizie, le sue premeditazioni il suo egoistico comodismo e personale tornaconto, di contro il cane diventa opportunista nel corso della sua scelta evoluzionistica per la sopravvivenza.. La scienza evolutiva darwiniana ci ha insegnato che dato un cambiamento comportamentale che (in linea generale) alteri il garantire della sopravvivenza dell’individuo “egli” varierà il suo modulo comportamentale adattandosi.

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Quest’ultimo tra uomo e cane è un processo alterato, è un processo pilotato, perchè siamo noi che indubbiamente abbiamo le possibilità e le capacità di dirigere la relazione ad assumere connotati comportamentali che più ci possano tornare comodi. Una simbiosi che, ahimè, spesso si avvicina pericolosamente per il cane ad una forma di parassitismo. Dove l’uomo trae vantaggio da un altro essere, senza portarlo alla morte, ma prendendo, prendendo, prendendo e dando di contro sempre meno. No, per carità non siamo a questi livelli, la mia è una esagerazione, ma vuol dare peso a quell’ingiusto amore egoistico che esprimiamo nei confronti dei nostri cani spesso e volentieri. Quando poi l’attività cinofila cavalcando l’ignoranza media ne approfitta, allora lì vediamo un decadimento di quel tipo di approccio educativo che molti cinofili “vecchia guardia” cercano di portare avanti nonostante le illazioni, nonostante gli insulti e gli “sgambetti” del marketing concorrenziale.

Metodi che vantano l’uso di paroloni e presunti studi innovativi (mai menzionati o di parte) che sono così subdoli, da utilizzare gli stessi metodi del cosiddetto “metodo tradizionale”, cambiandone la visione espressiva e facendoli apparire come metodi diversi, (ma sono esattamente la stessa cosa) e negandone altri (e da qui la mancanza di risultati con problematiche serie). Gli approcci che villantano paroloni come approccio cognitivo- relazionale… e che vor di? O cognitivo etologico zoo-antropologico… Cioè? Per citarne uno. L’unione di tre/quattro parole presenti per loro natura in qualsiasi tipo di approccio educativo. Ma fa figo dirlo in questa forma… sembra di aver scoperto “l’America”.

Analizziamo i termini:

  • Cognitivo. Qualsiasi tipo di tentativo di confronto con un cane che apprende da noi, dall’esperienza, dall’ambiente può definirsi cognitivo;
  • Etologico. Alquanto ovvio direi… l’etologia è lo studio e dunque, nel termine educativo, l’uso della conoscenza dei comportamenti animali originariamente nell’habitat naturale (se è il caso studiato in laboratorio e riconfermato in natura), ma con il cane domestico l’ambiente naturale è proprio nella società umana;
  • Zoo-Antropologico. Letteralmente il neologismo si può intendere come riferito allo studio del rapporto animale-uomo. Viene da sé dunque che parlare di zoo-antropologia equivale a parlare dello studio o del discorso che verte intorno al binomio cane-uomo. Se da una parte abbiamo infatti la radice Zoo, la cui etimologia dal greco indica proprio il termine “animale” (nel nostro caso il cane), dall’altra abbiamo la formazione del composto con un altro termine di derivazione greca, cioè antropós [dal gr. ἄνϑρωπος], appunto, “uomo”. Per completare la composizione del termine, la desinenza “-logico” serve ad identificare lo “studio” relativo, nel nostro caso, al rapporto uomo-animale [sempre dal greco λόγος, lògos «discorso, dottrina»].


Quello che queste scuole di pensiero così politically correct non tengono in considerazione è la complessità dell’insieme del rapporto zoologico tra due specie co-evolute insieme. Nel frattempo mentre “rimbambiscono” i proprietari dei cani con parole come coercizione, uso di dominanza e violenza per denigrare ed invece indorano la loro pillola (che ha sempre più l’aspetto di una supposta) con parole come libera espressione, rispetto, fiducia ed unicità non fanno che l’esatto opposto… non rispettando l’alterità canina. Rispetto, fiducia, libertà di espressione sono condizioni che stanno alla base di un qualsiasi rapporto sociale di branco, ivi incluso quello uomo-cane (branco/famiglia), con qualsiasi tipo di approccio educativo si abbia. A meno che non sia puro rapporto che vede il cane come fonte di cibo o simili. Quello che sfugge a questi venditori di fumo ed ai loro adepti è che i risultati semplici è facile “portarli a casa” anche con una “attrezzatura” difettosa, ma quando la situazione è complicata “l’attrezzatura” di cui si dispone deve essere impeccabile, il più perfetta possibile, per portare a casa il risultato.

Le nuove forme educative cinofile che si fermano all’aspetto “volemose bene” e ci ridono in faccia quando sfioriamo l’aspetto psicologico comparato come gli effetti dell’embodied cognition… Saccenti e presuntuosi educatori new age che pretendono di possedere la verità conoscendo in realtà davvero poco della complessità della scienza dello studio animale.

L’attrezzatura che un cinofilo porta con sé è quel bagaglio di conoscenza , esperienza e rispetto della natura del cane in primis. Un addestratore/educatore serio che si rispetti, non valuta solo il comportamento etologico “botta e risposta” del cane, valuta e si calibra anche sull’aspetto psicologico comparato, valuta e calibra la sua strategia anche sull’aspetto sociobiologico. Riconoscendo dapprima il cane come essere vivente di specie cane, con delle specifiche leggi comportamentali comuni a tutto il mondo animale, cane di razza X (o presunta), con delle capacità e caratteristiche sociali ben precise ereditate, indotte ed apprese, e con la singolarità dell’individuo nel suo essere unico.

Non si tratta di mera etologia e studio del comportamento del nostro cane… No! E’ molto più di questo si tratta di ecologia del comportamento… è un insieme di variabili che in primis tengono conto e rispecchiano la natura animale del cane, meraviglioso come tale, le necessità di questo animale, la sua evoluzione ed il suo adattamento, la sua capacità di essere predatore sociale, l’esistenza di etologici comportamenti ereditati ed appresi in costante via di sviluppo. Rinnegare la sua reale natura per far sentire la coscienza dell’abbindolato proprietario di turno più in pace con le sue credenze, con la sua umana visione di correttezza e giustizia, è un abuso dell’alterità e della reale essenza dell’essere cane. Ancora una volta si fa leva su ciò che torna più comodo al proprietario e si inficia la qualità di vita del povero cane. Si fa leva sulla psicologia umana e si ignora la differente psicologia canina. Si stupra il desiderio e la necessità animale per illudersi di avere agito nel rispetto e nella correttezza dei parametri sociali umani. Loro si sono adattati e si adattano… ma non parlatemi di correttezza di certi metodi che più di ogni altri abusano della reale natura e inficiano il reale benessere dei nostri cani.

Che con il Maltese di turno sottomesso possono anche passare inosservati, ma che con un Belga Malinois forte… no certamente! Ed allora ecco il cane instabile che necessita di psicofarmaci, ecco il cane frutto di una selezione errata che deve essere soppresso… Solo perché quel cane a gran voce urla la voglia di essere se stesso, di dimostrare ciò di cui ha bisogno, di mostrare la sua vera natura e che di farsi riempire di biscottini non gliene frega proprio nulla!

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Alexdogs

Ciao! Sono Alessio Palleschi La mia passione per la cinofilia, che mi segue da quasi 40 anni, mi ha portato negli ultimi tempi a voler aiutare sempre più persone a creare un rapporto migliore con i propri cani, a gestire e far crescere il proprio cane nel migliore dei modi in completa autonomia. Esplora gli articoli, le guide e gli approfondimenti che ho pubblicato su questo Blogdog!

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