Cappotto al cane si o no? Ed il cane artico?! Un Supereroe?

Ore 06:15 del mattino, cammino con attenzione sul ghiaccio per raggiungere il bus che mi porterà a lavoro, è ancora buio… lo sarà ancora per molte ore, per lo meno fino alle 11:00 circa. Beh è Novembre e sono in Artico, tra qualche settimana il sole non sorgerà più per almeno 40 giorni, ma ancora qualche ora di luce ci è concessa. Sono ancora tutto assonnato nonostante la brezza con temperatura sotto zero mi schiaffeggi la parte scoperta del viso come se ci fosse qualcuno munito di guanti in carta vetrata. A limite del campo visivo vedo qualcosa a quattro zampe muoversi, è bianca… Mi giro per guardare ciò che fossi convinto fosse una volpe artica (molto comune anche all’interno del campo) ed invece no. E’ un cane!

Foto dell’autore

E’ un cane adulto che si avvicina al bus e alle persone chiedendo.. coccole? cibo? Sono più di quattro anni che frequento le zone della penisola artica della penisola di Jamal (Yamalo-Nenets Autonomous Okrug), ho visto orsi polari, volpi artiche, nel periodo estivo uccelli migratori, ma un cane no, un cane mai. Le lande qui attorno sono desolate e senza canoniche città e colonizzazione umana, chilometri e chilometri di territori selvaggi… cosa ci fa un cane qui in mezzo al nulla? Ecco che subito ricordo l’incontro di ieri pomeriggio con una mandria di renne che si trovavano proprio a qualche centinaio di metri dal campo alloggi. Questo novembre è particolarmente caldo, la neve ancora non è caduta copiosa e sotto il primo strato di neve e ghiaccio l’erba cresciuta nei due mesi estivi è facilmente raggiungibile per loro. Le mandrie di renne vivono anche in maniera domestica (se vogliamo abusare del termine) ed ad occuparsene sono i nativi della penisola. La popolazione dei Nenets, tribù indigene che nonostante l’aumento della civilizzazione industriale in queste zone ha mantenuto una sua fortissima identità. Popolazione che come nei tempi preistorici continua la caccia all’orso polare, continua l’allevamento delle renne. E si serve anche di cani.

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Picture by: Daniel Kordan Workshop https://danielkordan.com/

Il cane artico. Il cane primitivo

Somigliava moltissimo ad un Kishu, taglia media, bianco, coda ricurva… ma aveva una maschera nera in faccia. Il pelo medio corto. Forse incrociato con un Russo-European Laiika…?! Ecco che la mia curiosità innata trova modo di documentarsi ed allora stamattina mi sono messo in contatto con una nota allevatrice russa di cani nordici e primitivi per cercare di scoprire “l’arcano”.. Svetlana Sargos (l’allevatrice) mi ha confermato infatti che la popolazione Nenets li usa proprio per aiutarli con le renne al pascolo e la razza è la Nenets Herding Laika che lei alleva insieme ad altre bellissime razze. Piccoli cani se vogliamo, ma sembrerebbe siano davvero forti, la razza viene identificata proprio con l’appellativo Nenets Reindeer Herding Laika. La foto di sotto identifica esattamente il cane che ho visto (ma non è lui quello di stamattina).

Nenets Laika. Allevamento Svetlana Sargos

Il cane di stamattina era un cane che seguiva la mandria al pascolo nell’inoltrato autunno artico, infatti guardando nell’oscurità al di fuori del campo mi è stato possibile ancora intravedere numerosi capi non molto distanti che a quanto pare hanno deciso di sostare qui per un po’. Ma se guardando una renna, un orso polare, una volpe artica noti l’abbondanza di pelo e pelliccia e nonostante le temperature ti preoccupi di più su come possano sostentarsi e trovare cibo e meno su come possano resistere al freddo, beh su un cane a pelo non lunghissimo la domanda invece è l’esatto opposto. Siamo a Novembre è vero, è probabile che i Nenets e la mandria si spostino verso la zona più interna e meridionale della penisola al sopraggiungere dei prossimi mesi più freddi. Ma parliamo sempre di temperature proibitive, in questa zona ricordo che il record occasionale fu di -74°C sei anni fa (se non erro), temperatura record certo, ma giungere in inverno a -45 è la normalità.

Possibile che il cane trovi riparo nelle tende dei Nenets la notte, o si riscaldi accoccolandosi con una grossa renna, ma ciò nonostante questo dovrebbe farci riflettere. Il cane non indossava alcuna protezione alle zampe, nessuna protezione come cappottino imbottito o impermeabile. I nostri cani italiani alla temperatura di +15°C escono bardati come se dovessero affrontare i ghiacci polari e raggiungere Babbo Natale.

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Ed i nostri cani? Dipende!

Sono contrario a coprire i nostri cani durante l’inverno italiano? No. Assolutamente. Se parliamo di cani di razza piccola a pelo raso sono il primo a consigliarlo in determinate condizioni, così come a consigliare la protezione alle zampe se esposti ai ghiacci montani.

Pensavi dicessi il contrario eh?! Invece no. E’ di pochi giorni fa il mio post su Facebook dove con il video di una volpe artica narravo dello studio genetico sulle Volpi in Russia. Parlavo di come in pochissime generazioni di selezione mirata fosse possibile variare tratti comportamentali, fisiologici, morfologici e cognitivi di un canide. Dunque mi sembra lapalissiano che i nostri cani europei moderni abbiano avuto sufficiente tempo per modificare la loro capacità di adattamento e sopportazione anche in maniera negativa… abituandosi più alla stufa che non al gelo. Consideriamo che l’abitudine ne forgia anche l’adattabilità. I nostri sono cani che per lo più vivono in casa con noi al caldo d’inverno, se dormono fuori sono comunque cani dal doppio pelo di taglia medio grande. I piccolini li teniamo dentro… i piccolini li copriamo in inverno. E facciamo bene perchè dai +26°C di casa nostra ai +6°C di fuori i piccoli subiscono un “salto” di 20gradi centigradi nel giro di un paio di secondi.

La valutazione del caso

Perchè è questa la cosa che spesso chi demonizza i cappottini dei cani non valuta… il cane al caldo di casa che fino a qualche minuto prima si trovava accanto al termosifone , accanto alla stufa, si ritrova con guinzaglio e collare a passare immediatamente ad un ambiente molto più freddo… noi per non subire lo sbalzo termico ci mettiamo il cappotto… beh mettiamolo anche a quei piccoli cani che con il pelo raso e senza sottopelo, il cappotto pesante naturale non ce l’hanno.

Al contrario però direi di non esagerare con i cani che hanno una normale protezione con pelo lungo e sottopelo. Il rischio di indebolire l’animale dal punto di vista dell’adattamento e adattabilità è più che concreto (razza o anche se meticcio)… Dicevamo proprio questo, che tanta adattabilità la fa anche l’abitudine. E se cominciamo a non permettere che i cani con sufficiente protezione si adattino naturalmente alle temperature più fredde, rischiamo di indebolirli enormemente e, con loro, le generazioni future. Ecco che ultimamente i veterinari hanno sempre più a che fare con diagnosi di tracheiti, otiti, raffreddamenti vari di cani di razze grandi e con sottopelo che però soffrono spesso di queste patologie (soprattutto a causa degli sbalzi repentini). Il discorso di non sottoporli allo sbalzo di temperatura è dunque sempre valido, ma se rischiamo uno sbalzo eccessivo facciamoli semplicemente ambientare un po’ nell’androne, sul pianerottolo e poi usciamo…

Il cucciolo come un bambino?

Picture by: Daniel Kordan Workshop https://danielkordan.com/

Ultimamente va sempre più di moda l’atteggiamento di antropomorfizzare il cane (sopratutto i cuccioli),ma se pur una forma di antropomorfizzazione la reputo normale ed a volte anche salutare (se usata per sensibilizzare i meno vicini ai bisogni dei nostri cani) la possibilità che invece si riveli una forma di maltrattamento è sempre più palesemente probabile. Considerare il cane come una versione umanoide dello stesso significa non rispettarlo e non volergli bene seriamente, per quanto mi riguarda.

Ne parlo abbondantemente nell’articolo dedicato dove evidenzio i comuni errori dell’antropomorfizzazione.

Se solo capissimo e rispettassimo l’alterità dei nostri cuccioli e cani miglioreremmo la loro qualità di vita esponenzialmente. Li capiremmo di più, soddisferemmo meglio le loro necessità e sarebbero più felici. Invece no, spesso li usiamo solo per il nostro piacevolissimo egoistico volere di avere un surrogato di peluche vivo, una versione di un bambino a quattro zampe. Si grida alla violenza per l’uso del collare, per l’uso del kennel, gli si mette il pigiamino, li si fraintende nella comunicazione dei loro intenti. La violenza, quella vera che vedo io, è quella di proprietari che non fanno passeggiare i propri cani sui prati e nella terra perché si “possono sporcare” (quando loro vorrebbero solo rotolarsi nel fango e sulle carogne), che li costringono a micro-passeggiatine intorno all’isolato (quando il loro istinto ancestrale gli urla di pattugliare il territorio, di scoprire luoghi nuovi, odori, esperienze), che gli fanno espletare i bisogni sulle traversine a vita (quando l’istinto gli dice che igienicamente i bisogni si fanno lontano da dove si mangia e dorme) e che li relegano all’interno di una grande gabbia come un grande giardino e li nutrono con scadentissimo mangime secco “da galline” (e non solo)…

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Conclusione

Questo articolo nasce più dall’intenzione di dare un consiglio sul giusto metro di valutazione e cercare di non estremizzare come spesso invece facciamo. I cani che vivono nel ghiaccio e nelle neve non hanno alcun tipo di problema, ma sono cani abituati, sono cani equipaggiati. I nostri cani europei a pelo corto e senza sottopelo hanno bisogno di aiuto per combattere il freddo, sono cani abituati al calore di case riscaldate, sono cani non equipaggiati con pelliccia e grasso corporeo. I nostri cani discendenti da razze primitive, quelli di taglia grande equipaggiati con sottopelo e grasso corporeo sono attrezzati per il freddo estremo e lo sono per il nostro mite clima, ma sono anche abituati a vivere in casa, per cui aiutiamoli ad abituarsi e stiamo attenti invece a non esagerare con le protezioni… Rischiamo sia di farli soffrire coprendoli troppo che di indebolirne la capacità di adattamento. E con loro di indebolire le generazioni future… Regola principe: Il buon senso.

Picture by: Daniel Kordan Workshop https://danielkordan.com/
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Alexdogs

Ciao! Sono Alessio Palleschi La mia passione per la cinofilia, che mi segue da 40 anni, mi ha portato negli ultimi tempi a voler aiutare sempre più persone a creare un rapporto migliore con i propri cani, a gestire e far crescere il proprio cane nel migliore dei modi in completa autonomia. Esplora gli articoli, le guide e gli approfondimenti che ho pubblicato su questo Blogdog!

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