Cesar Millan, The Dog Whisperer. Il capobranco sei tu!

Cesar Millan, il dog whisperer, l’encantador de perros, l’uomo che parla ai cani e chissà quanti altri alias abbia… ha fatto tanti show, forse il più famoso è The Dog Whisperer su National Geographic Chanel, in seguito al suo divorzio ed al tentato suicidio dopo aver perso i diritti di copyright (tutto intestato alla ex-moglie) si risolleva con le proprie forze e continua nel suo percorso di comunicazione con altri show: “The Leader of the pack”, il “Cesar 911″ , Cesar Millan Dog Nation Show” ed altri progetti… Un uomo da cui apprendere, se non altro per la forza di costruirsi da solo e di risollevarsi dal crollo finanziario e psicologico.

Cesar Millan rappresenta il classico sogno americano. Un ragazzo messicano con in testa il sogno di diventare il miglior addestratore di cani dopo aver visto Rin Tin Tin e Lassie in TV, sogno che si trasforma nel realizzare il Dog Psychologic Centre (DPC) e il suo lavoro di “psicologo per cani” e star televisiva. DPC Centro riabilitativo per cani “complicati”…

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Un ragazzo che con solo 100 dollari in tasca (i risparmi dei suoi genitori) spesi quasi tutti appena messo piede sul suolo americano (anzi dati al “coyote” ancor prima di varcare la frontiera), in giovanissima età salta il confine della frontiera Messico-Stati Uniti e dal dormire sotto i ponti e guadagnarsi da vivere come dog sitter prima, prosegue in un crescendo di percorso lavorativo come aiuto toielettatore successivamente, poi lavora presso un centro di addestramento cani. A questo punto grazie alla sua capacità nell’ottenere ottimi risultati con cani problematici ed aggressivi, comincia a riabilitare cani con problemi comportamentali per gente comune e per le star di Hollywood includendo la famiglia di Will Smith e moglie (la quale lo aiuta nel suo percorso) e Oprah Winfrey (grande punto di riferimento) tra gli altri. Dunque, con le giuste conoscenze ed appoggi 😉 , diventa star della TV ed uno degli uomini più conosciuti al mondo nella cinofilia moderna.

Giusta dottrina errata metodica interpretativa

Perchè un articolo intitolato così? Perchè un articolo su di lui su Blogdog? Beh.. no. in realtà non voglio parlare di lui nello specifico, ma di alcune sue dottrine, poi non sapevo proprio come intitolarlo questo articolo 🙂 . Scherzi a parte, mi sono trovato spesso (finanche stamane) a leggere frasi di proprietari appassionati sui gruppi di cinofilia Facebook che riportavano pari pari ciò che predica il buon Cesar e su alcune di queste affermazioni ho ritenuto di voler dire la mia.

Non possiamo fare a meno che dare atto al fatto che abbia conseguito molto successo ed abbia avuto un buon seguito tra i suoi telespettatori e ad essere sincero molte delle sue teorie mi trovano d’accordo. Non tutti i suoi metodi, non il modo di applicare tutte le sue teorie però riscontrano lo stesso mio favore. A maggior ragione quando questi tentativi vengono applicati da persone che non sono in grado di cogliere l’insegnamento base. Spesso non è l’atto pratico in sè che non condivido, ma la sua “magnitudo” ed il momento, o il soggetto da, e su cui, si applicano. Dire no al cucciolo sembra sia diventato un Tabù nelle nuove mode cinofile di addestramento “politically correct”. Come se il no fosse un “tarpare le ali” all’espressività del cucciolo. Per non parlare della fisicità, quando Madre Natura ci mostra ben altro, ma c’è modo e modo, c’è fisicità e fisicità.

Questo sotto è un estratto del libro “il capobranco sei tu”… ditemi se non torna tutto con i dogmi di Madre Natura… 🙂

Cesar Millan con Melissa Jo Peltier
IL CAPOBRANCO SEI TU

Il background del capobranco Millan è quello di aver vissuto un ventennio nella cultura rurale messicana, nella fattoria del nonno. Io ho vissuto quasi quattro anni in Mexico e so quanto vicini alla natura e rurali possano essere i villaggi di quel meraviglioso paese. Però dobbiamo ammettere che se da un lato questo vivere a contatto con la natura e gli istinti più basilari possa dare una chiave di lettura etologica migliore, paragonandola al ragazzo vissuto in centro a New York lontano dalla periferia contadina, è anche vero che la fisicità comunicativa di un ragazzo di campagna con i suoi cani che badano al gregge vada rimodulata nei confronti del cane cittadino il cui unico lavoro sia quello di rincorrere i colombi in piazza o le palline in cortile.

Non tralasciamo il problema dell’effetto/impatto comunicativo nei confronti della società umana che lo osserva “ribaltare” un Chihuahua bloccandolo con il suo finto morso (una mano semichiusa a simulare la bocca di un cane) sul cuscino del divano di casa e la signora “Maria” che pesa 48 Kg ed è alta un metro e sessanta che prova a “ribaltare” il suo cane corso di 60Kg sul prato del parco cittadino…. Calibrare vuol pure dire capire quando… “meglio evitare certi tipi di approcci” 😉

Ad una cosa bisogna dare atto però… a volte una sculacciata al cane ha un effetto ben più comunicativo e produttivo di un metterlo in punizione isolandolo. E’ ovvio che posso dare un buffetto sul sedere al mio cane Corso di 60Kg anche quando è un cucciolone, ma lo stesso dato al Chihuahua adulto probabilmente lo farà “volare sulla Luna”. E’ altresì ovvio che la sensibilità del soggetto sarà un metro basilare di giudizio. Non è raro trovare cani, talmente sensibili che basta un’occhiataccia per rimproverarli e guaiii a colpirli anche delicatamente… così come ci sono soggetti che se gli dai (metaforicamente) una “sberla sul sedere” si girano e ti “fanno la pernacchia” pensando tu stia giocando…

Spesso non ce ne rendiamo conto, ma pensando di fargli un torto meno importante, nel far vedere ai nostri cani che siamo contrariati, usiamo le tattiche educative umane su di loro, ignorando che siamo ben più violenti psicologicamente che non quanto lo saremmo stati sgridando o dando addirittura un buffetto sul sedere. Mi riferisco a quegli episodi in cui i proprietari mettono in “punizione” il cane (se è il caso sbagliando la tempistica ed aggravando l’impatto psicologico all’inutilità del gesto). L’isolamento sociale, il timeout come lo chiamo oltreoceano. Mettere il proprio cane in castigo!

Metto il mio cane in castigo!

Frase che sento spesso nelle discussioni cinofile. Spesso viene pronunciata da persone che sono consapevoli che il benessere del cane e della sua famiglia umana passa anche attraverso la chiara “spiegazione” di quelle che sono le regole, i limiti e le barriere che ogni proprietario dovrebbe dare al proprio cane.

Queste regole e limiti, danno si dei confini di “sicurezza” come ad esempio il non mangiare tutto ciò che si trova sui tavolini di casa (potenzialmente pericoloso per la salute), ma anche strutturano meglio il rapporto sociale in casa e danno quella tranquillità al cane nel sapere che esistono delle regole e c’è chi le vigila, che esistono dei ruoli, che insomma c’è un certo ordine. Ma spesso la tendenza a considerare il cane alla stregua di un bambino, oppure il conoscere quello come unico metodo di educazione, ci porta a mettere il cane “in castigo”, ovvero a rinchiuderlo in una stanza o a metterlo fuori di casa legato in un punto isolato del giardino.

L’argomento richiederebbe un articolo chilometrico dedicato per essere sviscerato in tutti i suoi aspetti, si potrebbe parlare anche della reale efficacia o meno del metodo. Ad esempio in base alla tempistica del: il cane ha sbagliato + son passati più di 20 secondi = l’ho messo in castigo inutilmente. Ma in realtà vorrei far riflettere su una cosa che ha come principale aspetto il modo diverso di interpretare alcuni messaggi tra uomini e cani. Della tempistica e della correzione corretta ne parlavamo in un altro articolo che puoi leggere cliccando QUI.

  1. Il cucciolo sbaglia ed io do un schiaffetto sul culetto (punizione +);
  2. Il cucciolo sbaglia ed io lo rinchiudo in cantina da solo a luci spente (punizione – ).

Va da sè che lo schiaffetto sarà l’ultima delle risorse, dopo che altri metodi meno fisici abbiano fallito, come quello di rimproverare verbalmente, di distrarre, di reindirizzare eccetera. Ammesso si sia arrivati a fare una di queste due scelte, la seconda punizione ad un occhio umano potrebbe sembrare quella meno violenta perchè non vi è fisicità, ma così non è.

L’esclusione sociale per un cane è una cosa altamente più impattante e per un cucciolo ancor di più. Dipende dal rapporto che il cane ha con i suoi familiari e l’abitudine a passare del tempo da solo ma, non dimentichiamo che per un animale di branco, come il cane, essere abbandonato dal branco vuol dire essere in pericolo di vita. Per un cucciolo è quasi una certezza. Immaginiamo dunque il suo sconforto e l’impatto psicologico devastante.

Il cucciolo le prime volte che impara a piangere in una maniera diversa che non sia il cercare cibo o calore della madre è nella richiesta di aiuto se si ritrova lontano dal nido, solo senza mamma e fratelli. Chiede aiuto perchè è solo ed i retaggi segnati nel suo DNA gli dicono che è in pericolo di vita. Ecco perchè bisogna essere delicati quando portiamo il cucciolo a casa e le prime notti piange sentendosi solo. Non sottovalutiamo l’impatto della punizione come l’allontanamento sociale.

Ricordo che le capacità sociali di un cane insite nel suo DNA sono anche sviluppate in base all’ambiente ed alla sua esperienza di vita.

Gli strumenti i metodi e le formule

Una delle mosse più controverse e condannata persino sui seminari universitari in campo etologico è quella del far posizionare il cane sul fianco disteso bloccandolo con la mano sul collo, come farebbe un altro cane. Gesto che a mio avviso può avere una sua utilità su determinati tipi di cani, in determinate situazioni, ma non può certo rappresentare, ne una tecnica, ne una formula risolutrice e probabilmente neppure alla portata di tutti.

I metodi troppo fisici di Cesar Millan, soprattutto nelle prime stagioni delle prime sue apparizioni in TV, lo hanno fatto vedere di cattivo occhio, ancor più che agli occhi dei preoccupati proprietari civilizzati, agli occhi dei professionisti cinofili. Questi ultimi “a ragion veduta” essendo a conoscenza della cattiva interpretazione che potesse avere una formula come quella del “dominare il proprio cane”. Facile intuire perchè… l’educatore d’esperienza conosce bene come il ragazzino impreparato, con il cane di razza forte al guinzaglio, mal interpretando il messaggio di Millan, possa in realtà addirittura maltrattare il proprio cane o peggiorare una situazione precaria.

Dominare, termine improprio usato per convenire una naturale supremazia di atteggiamento non violento, ma che nell’accezione della traduzione umana significa proprio l’esatto contrario. Il nostro psicologo canino se ne renderà conto solamente dopo molti anni. Un pò come il “buon vecchio” Lucyan David Mech dovette “rivedere” la definizione di maschio Alfa, del branco di lupi, trasformandola in coppia dominante o coppia alpha (non riuscendo comunque a cambiare più di tanto il concetto ormai impresso nella mente di molti)

A volte non so se Millan fosse mal consigliato oppure ingenuo, ma avrebbe dovuto aspettarselo che l’uso di strumenti come il collare elettrico (impostato su vibrazione dice lui) e il guinzaglio a mo’ di cappio (una sorta di semplice collare a scorrimento tutt’uno con il guinzaglio) lo portassero ad una facile crocifissione mediatica. In realtà ho visto che sia stato criticato anche per l’uso di zainetti appesantiti, che dessero uno scopo al cane, facendolo “lavorare” ed al tempo stesso impegnandolo in una attività che gli facesse consumare energie… Allora i cani selezionati per il traino dei carretti e delle slitte dovrebbero ricorrere ai sindacati per sfruttamento… L’uso di questi strumenti lo hanno visto al centro di campagne atte a screditarlo e sicuramente hanno contribuito all’idea coercitiva tanto cavalcata dalla cinofilia tutta “Peace and Love” degli ultimi tempi.

Non sto qui a parlare degli strumenti nominati, perchè reputo che uno strumento sia tale e basta. Sul blog non parlo neppure dell’eterna battaglia pettorina Vs collare… Mi piace più parlare dei cani, delle metodiche, dell’etologia e delle complesse dinamiche comunicative.

The leader of the pack

Tornando dunque al nostro Cesar Millan ed agli insegnamenti che sono sicuro molti abbiano appreso dai suoi programmi e seminari, cercherò di dare alcune delucidazioni su ciò che io credo sia la corretta interpretazione di alcuni di essi.

Lo avrai sentito dire: devi essere il capobranco. Il leader del tuo cane. Se vuoi essere considerato il capobranco dal tuo cane, devi mangiare per primo. Se vuoi essere l’alfa devi camminare davanti al cane in passeggiata ed uscire per primo dalla porta di casa o dal cancello.

Siamo sicuri che sia esattamente così? Siamo sicuri che il concetto chiave sia l’azione meccanico/temporale obbligatoria e non l’atteggiamento comportamentale (etologico) “nei confronti di… e del…”

Sui concetti di cosa sia e cosa rappresenti un leader per un cane ne avevo parlato in un articolo dedicato di cui sono alquanto orgoglioso per la chiarezza con la quale sono riuscito ad esprimere in una sola discussione quello che per me rappresenta la figura di riferimento che dobbiamo essere per i nostri cani. Il leader of the pack. Il capobranco! Se ti va puoi trovarlo a questo link: “Il cane alpha, il cane dominante, il capobranco… l’abuso dei termini”

Cesar Millan ha detto

Ti do il benvenuto nell’articolo atto a semplificare dei concetti non del tutto immediati e “spogliarli” da quella costrizione di verità assoluta, alle quali spesso si associano, andando a “costringere” nel singolo atto una valenza etologica…. Con ovvi scarsi risultati.

Si può essere d’accordo o contrari ai suoi metodi, perché come ben sappiamo in cinofilia su tre cinofili che si osservano “al campo”, due saranno sempre e solo d’accordo tra loro su una cosa, ovvero… che il terzo stia sbagliando tutto!!!

Si la regola è essere sempre messo in discussione con i propri metodi e le proprie idee. Ed è bene farlo anche da soli, secondo me.

Diventa complicato però distruggere la validità di certi concetti, quando questi hanno una forma più scientifica che non emozionale, personale, culturale. Le nuove mode vogliono gli approcci buonisti rispettosi del cane e della sua espressività. Concetti, che non rappresentano altro che una pagliacciata atta ad accaparrare ingenui adepti, ignari di andare spesso proprio contro gli interessi del proprio cane. Si può essere rispettosi dell’espressività del proprio cane, ma rispettandone l’alterità.

Perchè un concetto applicato al cane che abbia una base di valenza umana non è affatto detto che rispecchi la necessità del cane. Non è detto cioè (anzi è alquanto difficile) che rispecchi le necessità di un essere senziente, che pur avendo e provando sentimenti al pari di un umano, li dimostra e li soddisfa con comportamenti, azioni e attività tipiche della sua specie e non di quella umana. Vorrei fare degli esempi pratici, ma mi riservo di discuterne in un articolo a parte, dedicato solo a questo. Ad ogni modo uno poteva essere quello già esposto prima parlando di violenza psicologica attuata nell’isolamento sociale, che non rappresenta la visione più dolce del “ti mando in camera tua di sopra a fare i compiti”.

Le difficoltà del ragazzo di campagna

Tornando al nostro amato/odiato Cesar Millan… Un ragazzo che non sa parlare inglese si ritrova a dover affrontare un gap comunicativo importante con gli appartenenti alla sua stessa specie. Parla benissimo con gli appartenenti alla specie cane, ma non riesce a parlare con gli americani.

Impara l’inglese ma, come è comprensibile che sia, all’inizio cerca di trovare ed usare parole semplici e chiare per esprimere concetti molto più complessi da poter utilizzare con i suoi clienti. Conia, usa ed abusa di parole alle quali le diverse culture potevano, ed hanno dato, un significato globale diverso.

Ma questo per lui era difficile prevederlo, in qualche intervista successiva, molti anni dopo le puntate di Dog Wisperer, lo dichiarò apertamente: <Avevo un vocabolario di parole inglesi ben limitato e dovevo spiegare ai proprietari cosa stesse dimostrando il loro cane e come essi dovessero comunicare con lui. Venivo da un paese dove i cani erano si, pelle ed ossa, ma senza problemi comportamentali e mi ritrovavo in un paese dove i cani erano grassi ma completamente squilibrati ed io non parlavo la lingua dei loro proprietari. Dunque dovevo trovare parole che convenissero il più precisamente possibile il significato ultimo, tra le poche che conoscevo. Ma, che contemporaneamente, mi accorsi dopo, furono anche investite di un significato troppo forte e marcato per certe culture/interpretazioni. I miei clienti erano milionari, laureati in fisica, ingegneria nucleare e astronomia, ma non erano capaci di comunicare e portare a spasso il loro Chihuahua>.

Le formule di Cesar Millan

L’uso delle formule per Cesar Millan fu fondamentale… come lui stesso dichiarò recentemente esse gli diedero la possibilità di racchiudere delle indicazioni strutturate, semplici e replicabili facili da spiegare ed applicare.

La formula rappresenta la versione digitale applicata all’analogico. Più essa è strutturata (più è complessa includendo il numero più ampio di variabili) e più è facilmente applicabile ad un gran numero di casi. Ciò però che rappresenta un grosso limite è proprio la variabile analogica. Quando una formula si applica ad un essere vivente essa si scontra con le innumerevoli variabili tra il singolo individuo ed un altro. Il digitale (la formula, abusando del termine) è 0 oppure 1; l’analogico (l’essere vivente) è tutta l’infinita variabilità che intercorre tra 0 e 1. Più costanti usa la formula e più ristretto è il campo di utilizzo, più variabili usa e più aumenta. Ma per applicarsi ad ogni essere vivente passato, presente e futuro essa dovrebbe contenere un numero pressoché infinito di variabili.

E’ la stessa difficoltà che io ho affrontato con il Calcolatore Blogdog. Ho applicato un algoritmo ben complesso su un database di quasi 10.000 elementi (inseriti a mano uno ad uno) vi ho applicato un numero di formule stratosferico (più del doppio e più o meno complesse) per dare al proprietario la possibilità, inserendo i dati dell’alimentazione giornaliera del proprio cane, di avere un riscontro sulla base dei valori e rapporti (definiti su base scientifica) per quel singolo cane. Ed è proprio qui che si riscontra la difficoltà tra il “digitale” e l’analogico: la variabilità del singolo individuo.

Un cane della stessa cucciolata, stessa, età, stessa attività fisica, stesso ambiente, stesso cibo e quantità potrà si, su carta avere tutto ciò che la scienza ci indica sia adatto a lui, ma in realtà quel singolo individuo al contrario del fratello, potrebbe non digerire bene il dato alimento, avere un metabolismo più accelerato, poter disporre in maniera meno efficiente del fratello di un determinato apporto vitaminico, stare più o meno tempo al sole, bere più o meno acqua e così via. Dunque il calcolo è si scientifico, è su basi concrete, ma è soggetto all’applicabilità su un animale che come tale rappresenta una versione tutta unica di sé. Per questo non mi stancherò mai di dirlo, quando parliamo di alimentazione essa deve essere calibrata con l’aiuto del medico veterinario sul singolo animale, dopo/durante le valutazioni necessarie. Ma non divaghiamo oltre, la pubblicità al calcolo l’ho fatta ed il mio ego è soddisfatto ah ah ah.

Le formule di Cesar Millan che mantengono una struttura ben definita ed in generale si applicano bene all’animale cane, poi nella loro applicazione devono essere adattate e calibrate sul soggetto specifico. Le più comuni e note sono:

  • Exercise–>Discipline—>Affection,
    • Esercizio, Educazione, Affetto. Espressione per ottenere l’equilibrio… cane che prima deve essere appagato fisicamente e mentalmente, gli si devono dare regole e limiti chiari e lo si deve ricompensare con amore,coccole, cibo ed acqua. Non solo amore, amore ed amore… pena un suo squilibrio psicologico.
  • Nose— Eyes—>Hears
    • Naso, Occhi, Orecchie. Coinvolgere e comunicare con il cane prima attraverso l’uso del naso ed il linguaggio olfattivo, poi con l’uso della vista ed il linguaggio del corpo e successivamente usando la voce ed il linguaggio verbale. I cuccioli nascono con il naso funzionante, poi diventano capaci di vedere e successivamente di ascoltare. Noi invece siamo più abituati a chiamare il nostro cane per nome e parlargli spiegandogli le cose come faremmo con un bambino. Da qui nascono un insieme di difficoltà comunicative ed inefficacia delle stesse.
  • Animal—>Dog—>Breed—->Name
    • Animale, Specie Cane, Razza, Nome. Modo corretto (in quest’ordine) di vedere un cane, alle sue necessità ed alla sua etologia. Rivolgiamoci prima all’animale che abbiamo di fronte, di specie cane, di razza cocker che si chiama Fuffy in quest’ordine e non trattandolo dando prima importanza alla sua personalità, al fatto che sia un cane di razza Cocker Spaniel, che sia un cane e che sia un animale… cioè tutto al contrario.
  • No touch, No talk, No eyes contact
    • Non toccare, Non parlare, Non guardare. Esempio schematico di comportamento ambivalente, sia rispettoso del cane che abbiamo di fronte, sia per convenire equilibrio e sicurezza interiore.

In futuro forse farò un articolo dedicato a queste formule le tradurrò e le spiegherò meglio, ma adesso mi preme contestualizzare i concetti che ho letto su Facebook fino a stamattina di cui accennavo. Ovvero se vuoi essere il capobranco devi:

  1. Mangiare per primo (non sono sicuro che Cesar Millan l’abbia mai detto in realtà)
  2. Non permettere al tuo cane di uscire per primo dalle porte (qualsiasi porta, qualsiasi cancello)
  3. Non permettere al tuo cane di camminare davanti a te in passeggiata

Dal metodo alla sua applicazione

Mi preme dire la mia, perchè spesso li sento nominare come metodi assoluti, come regole imprescindibili per il bravo ed attento proprietario che vuole il bene del proprio cane ed è consapevole di come la sua figura, rispettata e seguita, sia di fondamentale importanza nel raggiungimento di tale traguardo.

Ciò che io credo è che siano opinabili come metodi di comunicazione se presi alla lettera senza contestualizzarli. Cosa che in molti fanno.

Come dicevo (tranne la prima, credo) queste dottrine le predicava Cesar Millan nei suoi show… con il furbo disclamer “non mettere in pratica queste tecniche senza l’aiuto di un professionista” (e mi sembra anche giusto). L’uso di queste affermazioni credo si ritenesse necessario fondamentalmente per riuscire a comunicare alla massa con l’uso di “formule” (che abbiamo visto come a Cesar piacciano parecchio 😉 ) che potessero mitigare il gap cognitivo esistente tra milioni di persone con capacità/cultura/esperienze diverse. Per quanto mi riguarda sono indicazioni corrette solo se prese ad esempio nel come rapportarsi sulla gestione di una risorsa, non come dogmi assoluti come spesso fanno in molti.

Mangiare per primo


Il leader è colui che gestisce le risorse, la maggior parte di esse e sicuramente le più importanti sopra le altre.

Cesar Millan spesso enfatizza l'importanza dell'educazione del cucciolo, nel rispetto delle regole di casa e del cibo.

Il significato del mangiare prima, ha senso solo quando ciò che si conviene con la frase è: <La risorsa cibo (una delle più importanti) la gestisco io e non il mio cane>. Ciò significa che il cane davanti a me, se ho un panino in mano, deve rispettare la mia padronanza della risorsa (cibo) con la distanza e l’attesa, ovvero… non avventandosi a mangiarla. Sono io che devo gestirla e dunque se voglio devo poterla mangiarla senza essere disturbato.

Ciò in pratica non si traduce in: <se c’è un panino lo devo mangiare io per primo per dimostrare al mio cane di essere il capo>. No! Il lavoro si fa a “monte”!!! Ovvero: stabilito che davanti ad un panino il cane sappia (perchè glielo abbiamo “spiegato/dimostrato” prima) che senza il nostro permesso non si tocca, allora sarà ben chiaro che chi gestisce la risorsa saremo noi ed a quel punto ha poco senso che mangi prima io o lui. Posso anche non voler mangiare il “panino” e darlo tutto al mio cane…Il concetto “la risorsa panino la gestisco io” è già ben chiaro.

Mi vien da ridere quando sento dire che prima bisogna sedersi a tavola e mangiare noi umani e poi il cane… non ha alcun senso. Ed il rapportare questo con un parallelismo sulle dinamiche del branco di lupi (etologicamente nel dettaglio i lupi hanno un diverso etogramma specie-specifico rispetto ai nostri cani domestici) dove si dica che prima mangi la coppia alfa e si cibi delle parti più buone e poi gli elementi disposti più in basso nella scala gerarchica, non ha senso alcuno applicato ai nostri cani in famiglia. La logistica è diversa, i concetti uguali ma, non applicabili in ordine ne temporale, ne dinamico sul nostro branco/famiglia.

Se il cane sta davanti

Stesso discorso sul cane che cammina avanti o esce per primo dalle porte. Quello è un tipo di comunicazione del corpo e dello spazio da riferirsi al significato etologico del varcare la soglia per primi. E’ la gestione risorsa dello spazio.

Tra i cani chi è più “prepotente” passa per primo, così avrà per primo accesso alla pallina lanciata, alla ciotola di cibo, alla libertà al parchetto…. Si rifà il tutto alla dominanza del singolo soggetto intesa come : <Davanti al biscottino, tra due cani chi è quello che lo mangerà sempre fiondandosi per primo?> Ecco chi il 90% delle volte lo mangerà sarà dominante, chi uscirà dalla porta per primo sempre (90%) sarà dominante. Ma, appurato di aver insegnato al nostro cane che porta aperta significhi: < tu aspetti che io esca o io ti dica che puoi uscire…>, la gestione è nostra e poca importanza avrà se fisicamente il cane uscirà per primo o dopo di noi…

E’ ovvio che se non c’è questo tipo di educazione a priori, i riscontri negativi li osserveremo sul resto delle espressioni del nostro cane, come il tirare al guinzaglio durante la passeggiata. Questo lo abbiamo visto ad esempio quando parlavamo di come uscire di casa con calma e senza partire come se stessimo “andando in guerra”…

Ed in passeggiata?

Trasferendo il discorso alla passeggiata con il guinzaglio… se camminerà avanti a noi in strada non vuol dire che comanda lui. Al massimo che non c’è una nostra guida affermata, che sarà il primo ad esporsi a persone, cani, situazioni per primo e reagire di conseguenza.

Ma non è che basta costringerlo a stare al fianco o dietro avremo risolto. Che poi la camminata debba essere strutturata in modo tale che tra cane e uomo ci sia collaborazione, intesa, complicità e scopo comune e questo è poco fattibile con il cane che con il flexi cammina a 4 metri avanti a noi è un altro discorso, ma che non rappresenta la sola componente della corretta gestione e guida del branco/famiglia.

Il cane che cammina al nostro fianco e non davanti decidendo se voltare a destra o a sinistra, che segue invece dove va il suo punto di riferimento (noi), la sua guida.. cosa vuol fare, cosa esprime il suo volto, cosa ha visto o potenzialmente sentito… questo è avere connessione in passeggiata con il proprio cane ed essere reputati da lui il punto di riferimento, la guida , il “capobranco” (termine troppo svalutato che non mi piace usare).

Del perchè il cane tirasse in passeggiata e come risolvere ne parlavamo nell’articolo qui sotto:

https://alessiopalleschi.com/cosa-fare-se-il-cane-tira-al-guinzaglio-la-guida-alla-risoluzione/

Conclusioni

Dunque reputo vada bene informarsi, seguire direttive e consigli da chi è più esperto di noi, ma contestualizziamo sempre il metodo e la comunicazione con l’essere vivente che abbiamo davanti. Calibriamo su di lui come oggetto singolo il nostro repertorio di conoscenze. E mettiamo sempre in discussione noi stessi, le nostre conoscenze ed i nostri metodi.

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Ciao! Sono Alessio Palleschi La mia passione per la cinofilia, che mi segue da quasi 40 anni, mi ha portato negli ultimi tempi a voler aiutare sempre più persone a creare un rapporto migliore con i propri cani, a gestire e far crescere il proprio cane nel migliore dei modi in completa autonomia. Esplora gli articoli, le guide e gli approfondimenti che ho pubblicato su questo Blogdog!

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