Come accogliere il cucciolo in casa. I primi giorni

Per tanto tempo abbiamo desiderato avere un cane ed ora finalmente possiamo averlo? Oppure ci hanno regalato un piccolo batuffolo di pelo proprio per Natale… E’ un regalo per i nostri figli o nipotini? Beh qualunque sia la ragione che abbia portato un cucciolo di cane in casa nostra, questo costituisce sempre una fonte di gioia enorme e di tanta eccitazione, sopratutto nei più piccoli… Hai portato un cucciolo in casa, bene, ma ATTENZIONE.

Sappiamo bene che per il benessere del cucciolo e PER LEGGE non possiamo allontanare il piccolo dalla mamma ed i fratellini prima dei 60 giorni, ma la realtà è che se egli potesse stare un po’ di più sarebbe anche meglio. Ad ogni modo dopo otto settimane il piccolo può essere allontanato e portato a casa. All’arrivo a casa dobbiamo fare i conti con alcuni particolari che spesso sfuggono.

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  1. Il cucciolo va educato sin da subito per prepararlo al meglio alle regole di una vita sicura e tranquilla all’interno delle mura di casa ed all’interno della società umana. Società che può non calzare specificatamente con il suo essere in quanto tale (predisposizione di razza, tempra, docilità ecc)
  2. L’educazione e l’abitudine va fatta con calma e dolcezza, va fatta calibrando i nostri insegnamenti e coadiuvandoli con la difficoltà del piccolo dovuta principalmente al suo scarso bagaglio di esperienze ed età.

Le aspettative

Il proprietario neofita potrebbe ad esempio avere delle aspettative troppo alte e irreali sia sul comportamento del piccolo che sulla sua velocità di apprendimento ed adattamento. Ad esempio ci si stupisce se il cucciolo nei primi due giorni appena arrivato appare apatico, inappetente, pauroso, ansioso e piagnucoloso… Forse stiamo sia pretendo troppo che comunicando male.

Cercherò di dare alcuni consigli che saranno sicuramente ben presenti nelle abitudine della maggior parte dei proprietari, ma che non possiamo dare per scontato e possono comunque costituire spunto per una riflessione più attenta. In altri articoli affrontiamo in maniera più strutturata fattori importantissimi come la corretta socializzazione prima che il piccolo compia 14 settimane di vita e la finestra temporale si chiuda. Ma per ora.. pensiamo ad accoglierlo.

Chi è il cucciolo?

Il nostro cucciolo ha due mesi (circa), in queste ultime settimane il suo fisico, le sue capacità e la sua neurologia si è evoluta con una velocità sorprendente. Ma non sono ancora del tutto completi nè il suo carattere nè la sua fisiologia e la sua capacità sociale, che si trovano invece nel picco di maggior sviluppo. Le esperienze positive ne forgiano il carattere, quelle negative ne possono corrompere invece il corretto e sano equilibrio. Quando parlo di esperienze negative mi riferisco a importanti impatti negativi sul cucciolo, sia dal punto di vista fisico che sociale. Piccole negatività invece lo aiutano a crescere. So che il concetto po’ essere mal interpretato per cui cerco di spiegarmi meglio. Fin troppo spesso sentiamo dire ultimamente che dire “no” al cane sia da evitare perchè fonte di stress, concetto che non condivido se generalizzato così.

A poche settimane di vita l’essere esposto a un leggero calo di temperatura e dunque una leggera ipotermia allontanandolo dalla mamma per QUALCHE SECONDO ha un impatto importante nell’accellerare lo sviluppo sensoriale neurologico e “domani” caratteriale del piccolo. Qualche secondo in più e gli causiamo ipotermia grave che è una condizione pericolosa e dannosa per il piccolo.

Ho estremizzato per rendere più chiaro questo concetto: Dire un “no” deciso al cucciolo che morde i nostri pantaloni è una “esperienza” negativa (se così vogliamo continuare a chiamarla) utile e funzionale. Il piccolo che già a poche settimane di vita è capace di apprendere per associazione capirà che quel gesto è un comportamento non voluto (poi gli daremo l’alternativa). Il “no” rappresenterà (o qualsiasi altra vocalità) una comunicazione chiara che ciò che sta facendo è un qualcosa di non desiderato da parte nostra. Il no dovrà essere associato a qualcosa le prime volte, altrimenti resterà solamente un suono. Un colpetto come a ricordargli il muso della mamma che educa, un piccolo colpetto tirando il guinzaglio.. ecc.

Se invece diciamo un “no” e lo picchiamo o lo chiudiamo in una stanza al buio isolandolo… non stiamo insegnando in maniera utile e funzionale, bensì lo stiamo traumatizzando con tutte le conseguenze del caso che portano a chiusura all’apprendimento, incrinamento del rapporto con noi, errata gestione del rapporto con e per noi… eccetera.

Comprendiamolo

Chi si aspetta che il cucciolo arrivato a casa cominci a giocare per ore con i nostri bambini, dorma da solo tutta la notte in silenzio, faccia la pipì e la popò immediatamente ad orari prestabiliti, non morda le mani ed i mobili, resti ad aspettarci un’intera mattinata senza piangere dal primo giorno, senza alcuna azione da parte sua… resterà alquanto deluso probabilmente.

Se stai portando il tuo piccolo a casa devi considerare che da quando è nato, ha aperto occhi ed orecchie, il suo mondo conosciuto era il calore della mamma, il gioco con i fratellini, la competizione con loro per il cibo, il fare i bisognini giusto qualche metro più in là del giaciglio e non essere mai (e ribadisco mai) solo.

D’improvviso si ritrova catapultato all’interno di un ambiente non familiare, con persone non familiari, con luci, rumori del tutto nuovi e SENZA mamma e fratellini. Credo sia comprensibile che il cucciolo non solo sia frastornato, ma che in qualche modo tenti di cercare sia la mamma che i fratellini. E lo può fare con l’unico metodo che conosce… piangere!

Bene, allora capito questo cerchiamo di essere delicati e comprensivi e pur dando i giusti insegnamenti e le giuste regole, cerchiamo di calibrarli esattamente in base al piccolo ed al tempo in cui è a casa nostra.

Questo non vuol dire giustificarlo ed invece rallentarne la corretta crescita, come nel caso dei bisogni corporali… portandolo ad imparare un qualcosa già di facile accesso appena arrivato a casa (con i giusti metodi e tempistiche) all’anno di età o comunque dopo molti mesi.

Alcuni consigli

All’arrivo del cucciolo a casa non permettiamo che i nostri figli o chiunque altro lo manipoli troppo, lo accarezzi troppo, passandoselo di mano in mano come fosse un peluche, un giochino nuovo. Diamo al piccolo la possibilità di conoscere l’ambiente e noi rispettandone i tempi. Quali siano questi tempi lo dirà il cucciolo direttamente con il suo comportamento. Al di là della razza specifica ( o simil) che di base potrebbe avere una tendenza comportamentale di docilità e tempra ben distinte, in realtà le doti del singolo potrebbero essere in netto contrasto con ciò che ci si potrebbe aspettare da un cucciolo di quella razza. Vuoi perchè ancora non sviluppate per bene, vuoi perché di indole diversa.

Ad ogni modo un cucciolo può essere più o meno pauroso, più o meno intraprendente. Calibriamo gli stimoli  a cui lo sottoponiamo in base alla sua reazione. Se rincorre la pallina per giocare facciamolo giocare, se invece sta fermo e vuol osservare lasciamolo in pace, lasciamolo nell’angolino o sul giaciglio che ha scelto o (ancora meglio) gli abbiamo proposto, per far si che egli possa osservare il nuovo ambiente e la nuova famiglia. Abituarsi agli odori ed ambienti nuovi con calma e controllata sicurezza.

Le prime notti

La prima notte del piccolo a casa è sempre quella più traumatica per lui. Il cucciolo sarà stanco per tutto quello che ha vissuto nell’arco della giornata… adesso vorrà risposare… adesso vuole il calore e conforto della mamma, la compagnia dei fratellini e noi invece tentiamo di chiuderlo “in cucina” da solo a dormire in una cuccia che non ha mai visto e nella quale non è mai stato… Ed il cucciolo: Piange!!! Ovvio, normale!

Dobbiamo prenderlo, portarlo a letto con noi e confortarlo? Beh se vogliamo dividere il letto con lui e avere a vita questa logistica… beh perchè no?! Se saremo in grado di stabilire una gerarchia casalinga a prova di bomba ( e mantenerla) potrebbe anche andare bene… però se così non fosse (corretta leadership) ci potremo ritrovare nella situazione, tra qualche mese, in cui dovremo stare attenti a muoverci la notte per non ricevere un morso per essere stati “insubordinati”…

Insomma l’importante è che nel corso dell’educazione sia sempre ben chiaro che il letto è una nostra risorsa, che concediamo con piacere, ma che non cediamo. Poi il discorso cani sul divano o sul letto è molto subordinato allo stadio neotenico del cane, ma è un argomento lungo da affrontare adesso, meglio in altro momento.

Dicevamo che se decidiamo di far dormire il cucciolo con noi per sempre, potrebbe andare bene, ma se così non fosse sarebbe un inutile confondere il piccolo partendo già con uno dei più grandi errori in educazione cinofila la NON coerenza!. Lo confondiamo, non siamo chiari ed allunghiamo i tempi di ciò che vorremmo raggiungere come fine ultimo.

Ciò non vuol dire che dobbiamo chiuderlo in una stanza e metterci i tappi alle orecchie facendolo piangere disperato.. tanto si stancherà… No!

L’isolamento sociale improvviso è forse una delle cose più negative che un cane e sopratutto un cucciolo possa vivere. Si adatterebbe comunque, ma non senza risvolti negativi e comunque…perchè usare questi metodi arcaici?

Il giusto compromesso è ciò che ci vuole. Il “no” detto con calma autorità senza violenza nè fisica, nè psicologica. Una guida, questo dobbiamo essere da ora e per sempre agli occhi del nostro piccolo oggi ed adulto domani.

Come ovviare? Bene, il cucciolo cerca due cose fondamentalmente: 1) Calore; 2) Compagnia.

Il calore

Forniamo una via di mezzo tra il dormire da solo ed il dormire nel nostro giaciglio. Mettiamo insieme al piccolo un maglioncino nel quale avremo avvolto una bottiglia piena di acqua tiepido-calda, una borsa dell’acqua calda (attenzione alle temperature eccessive), quei peluche di nuova generazione che si possono riscaldare. Questo sarà un conforto di non poco conto. Lasciamo ovviamente che l’oggetto si raffreddi e non stiamo a riscaldarlo tutta la notte 😉.

La compagnia

Se la bottiglia d’acqua calda la avvolgessimo in un nostro maglione sarebbe meglio avere l’accortezza di usare un maglione usato. Questo permetterà al cucciolo di associare l’odore all’essere in compagnia e di rafforzare quel legame, facendo noi da tramite tra mamma naturale e mamma/papà adottivi. In base al carattere (tempra-docilità), età, esperienza pregressa del cucciolo avremo più o meno difficoltà nelle prime due sere riguardo all’effettiva logistica. Ci sono cuccioli ai quali basta vederci da una posizione “privilegiata” come dal corridoio fuori dalla camera da letto, altri che invece già con il solo calore del maglioncino e la stanchezza dei giochi pre-nanna si lasciano cullare tra le “braccia di Morfeo”.

In alcuni casi, sopratutto con cuccioli troppo piccoli o per una questione di nostra tolleranza sarà forse il caso di adottare una tecnica più da “chioccia”. Ovvero mettere il cucciolo a dormire al nostro fianco (decideremo noi se passare le prossime due notti sul divano in salotto o a letto) e dandogli sempre il maglioncino caldo per compagnia, fargli sentire la nostra presenza allungando la mano e toccandolo, facendogli sentire che non è solo. Attenzione a non coccolarlo mentre piange, rinforzeremmo questa sua attitudine premiandolo per aver pianto, bensì appena sentiamo stia per cominciare a mugolare, o appena ha finito allungheremo la mano e lo faremo nuovamente appisolare. Dura poco il periodo di transizione… un paio di notti solitamente sono sufficienti, ovvio che coerenza e tempistiche perfette fanno la differenza nel riuscire subito o penare giorni e giorni noi… e lui.

L’indipendenza

I consigli del paragrafo precedente si applicano perfettamente al caso in cui, già forse dal giorno dopo l’arrivo del piccolo, egli dovrà rimanere in casa da solo per la prima volta. Forse abbiamo già notato il giorno precedente che lasciato solo in una stanza anche per pochi minuti il piccolo piangesse e ci cercasse. <Mi si è attaccato morbosamente addosso> è la frase più ricorrente che sentiamo in questi casi. Beh normale che sia così ed i motivi sono da ricondurre proprio a quanto discusso in precedenza. Abituato a stare sempre in compagnia non è in grado di gestire la solitudine. Questo è tanto più vero quanto più giovane egli sia stato allontanato dalla madre. Eh si, perché è proprio la madre che insegna al piccolo la solitudine, l’indipendenza.

La madre del cucciolo nel corso delle settimane di vita lo espone sempre più a momenti in cui lo ignora e lascia che sia il piccolo a cavarsela da solo. Egli all’inizio piangerà e poi cercherà, prendendo confidenza in se stesso, di arrangiarsi. Noi a volte siamo fin troppo delicati nell’aiutarlo in questo processo. La madre non è insensibile, lo fa per il bene del piccolo, ma non si crea problemi anche a spingerlo con il muso, spintonarlo o ignorarlo lasciandolo solo (sempre se ritiene che il cucciolo sia in sicurezza).

Questo è ciò che dovremmo fare noi. Abituare sin da subito il cucciolo alla sua indipendenza, lasciare che l’essere solo possa significare due cose: 1) Giocare. Finché è piccolo e carico di energia, mettersi a giocare ed impiegare il suo tempo… magari rosicchiando un bel giochino masticabile; 2) Riposare. Riposerà attendendo una nuova sessione interattiva con noi… perché lo avremo lasciato solo a riposare dopo avergli dato modo di sfogare la sua energia, giocando, passeggiando e svolgendo quelle attività insieme che rappresentano del tempo di qualità con il nostro cane.

Averlo al nostro fianco 24 ore su 24 non fa bene al piccolo. Fa bene a noi sicuramente, ma dovremmo essere un po’ meno egoisti e pensare più al bene del cucciolo che non al nostro.

Nell’articolo sull’ansia da separazione ho voluto descrivere i modi corretti su come abituare il cane adulto o cucciolo ad aspettarci quando usciamo di casa e lo lasciamo da solo. Con un cucciolo molto piccolo con noi da pochi giorni cominceremo l’abitudine direttamente con noi in casa, approfittando di dover andare al bagno e dunque lasciandolo solo nel corridoio. Approfittando di dover uscire in balcone, in giardino ecc ecc. Lasciandolo solo senza farlo eccitare nè quando lo lasciamo nè quando rientriamo. Niente, discussioni vocali, niente gioco, niente feste e coccole per i primi minuti prima di uscire ed il primo minuto e mezzo al rientro… Ma nell’articolo dedicato entriamo più nel dettaglio in questo.

I bisognini

Come esordivo, ad inizio articolo, l’educazione al piccolo va insegnata subito ed in questo rientra a pieno titolo mostrargli dove vadano fatti i bisogni. Il piccolo dalle tre settimane di vita in poi tende ad allontanarsi sempre più dal luogo in cui riposa e mangia per espletare i bisogni. Alla decima settimana di vita ogni cucciolo (anche i più “lenti”) ha il perfetto controllo degli sfinteri. Se hai sentito che non lo abbiano fino ai sei mesi… sappi che le mie fonti sono i libri di fisiologia veterinaria… quando dicono che fino a 6 mesi non abbiano il controllo degli sfinteri… fatti dare la fonte scientifica dove lo hanno appreso.

La capacità di trattenerla però è limitata e questo è chiaro. Essa aumenta con i crescere del piccolo e con l’abitudine a trattenerla. Affronto nel dettaglio l’insegnamento a fare la pipì fuori nell’articolo dedicato. Trovo inutile inserire qui il percorso per cui inserisco solo il link che se interessati si può andare a leggere. Cani e pipì

Ne riporto giusto un trafiletto:

Quello che fa variare la capacità di trattenere la pipì a lungo, tanto quanto basti per farla fuori, è la capacità volontaria di prevenire che lo sfintere si rilassi. Dunque non potremo pretendere che già dal primo giorno la trattenga per ore ed ore…  Se chiediamo al piccolo di trattenerla oggi la tratterrà due ore, domani tre dopodomani 4 (esempio ovviamente) e così via. Dunque insegniamo sin da subito a fare i bisogni fuori. Se il cucciolo non ha il ciclo vaccinale completato, chiedendo conferma al nostro veterinario di fiducia, portiamolo fuori stando attenti a trovare una zona o un luogo in cui siamo sicuri al 100% non possano passare o siano passati (anche negli ultimi mesi) cani/gatti non vaccinati o vi sia presenza di feci ed urine di cani/gatti non vaccinati e cominciamo li.

La riluttanza iniziale è normale, perchè il cucciolo è titubante a spargere il proprio odore lontano dalla “tana” inizialmente (retaggio della vita selvatica dove il predatore poteva accorgersi della sua presenza). Crescendo sarà invece l’esatto opposto… (per natura il cane tende a fare i bisogni lontano da dove dorme e mangia) ed ecco la difficoltà dei cuccioli che dopo aver imparato l’uso della traversina cominciano a farla in giro per casa…

La traversina in casa confonde il piccolo, se gli permettiamo di farla dentro sempre o a volte (come ad esempio la notte) il concetto che bisogna farla solo fuori non sarà chiaro. Se non gli diciamo che sbaglia a farla dentro con un “no” perentorio concomitante al fatto (5 secondi dopo è tardi) non potrà capire che non vogliamo si faccia dentro. Se non lo premiamo e festeggiamo quando la farà fuori non potrà capire che siamo contenti la faccia fuori. Alcuni cuccioli sentono più forte subito la necessità di fare i bisogni lontano dalla zona dove vivono, altri lo avvertono successivamente… altri si condizionano a farla solo dentro casa, per insicurezza o perchè purtroppo costretti dai proprietari. Ma la loro natura vuole che si espletino i bisogni lontano… glielo dobbiamo.

Alessio Palleschi – Cani e pipì in casa

Il cucciolo morde e fa male

Il cucciolo che morde, mobili, porte, mani, pantaloni… Questo è uno dei primi problemi che i neo-proprietari si trovano a dover affrontare con il nuovo cucciolo in casa. Anche questo argomento è stato ampiamente trattato in altro articolo. Qui diciamo solo che sia normale e che il piccolo vada educato a non mordere mani e gambe dei proprietari, bensì i suoi giochini appositamente comprati ed offerti.

L’inappetenza

E’ comune che il cucciolo i primi due giorni sia inappetente. Sicuramente l’allevatore o la famiglia da cui il cucciolo proviene lo alimentava in una determinata maniera e noi abbiamo predisposto tutto al suo arrivo per proseguire con lo stesso cibo. Fosse esso fresco o mangime industriale per i primi giorni è bene non fare variazioni, anche perché il cucciolo dovrà di base abituarsi a tutti i cambiamenti e lo stress iniziale e non è proprio il caso di aggiungere anche questo ulteriore scoglio.

Poi come dicevamo in un articolo dettagliato sarà bene predisporre una certa variazione all’interno della dieta. Ma ‘per i primi giorni proponiamo quello che il cucciolo è abituato a mangiare.Se dovesse mangiare poco e nulla non preoccupiamoci. Se l’inappetenza durasse più di due giorni sarà invece il caso di indagare. Di base la visita medica dal nostro veterinario di fiducia non dovrà affatto mancare proprio nei primi giorni del suo arrivo.

Nell’articolo qui sotto alcuni consigli alimentari. Ovviamente parlando di abitudini alimentari stiamo bene attenti ad insegnare al cucciolo che quando gli umani sono seduti a tavola, il cibo non si elemosina, sulla tavola non si sale con le zampe e che ogni tentativo di attirare l’attenzione non verrà premiato e calcolato. Questo darà al cucciolo oggi e cane domani la capacità di non stressarsi inutilmente ed essere educato anche in presenza di ospiti senza sforzo o compromessi.

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Alexdogs

Ciao! Sono Alessio Palleschi La mia passione per la cinofilia, che mi segue da 40 anni, mi ha portato negli ultimi tempi a voler aiutare sempre più persone a creare un rapporto migliore con i propri cani, a gestire e far crescere il proprio cane nel migliore dei modi in completa autonomia. Esplora gli articoli, le guide e gli approfondimenti che ho pubblicato su questo Blogdog!

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