Problema pipì nel cane. Ma perché sul divano o nel letto?

Ebbene si. E’ capitato anche a te, dopo aver insegnato al tuo cane a fare la pipì e la popò fuori casa, adesso che il cane è adulto, ti ritrovi nuovamente ad affrontare il problema pipì. Una regressione? Un dispetto? Dispetto no (i cani non hanno la capacità ne il desiderio di fare dispetti) forse un problema comportamentale? O un ben più preoccupante problema veterinario? Forse è solo una forma di comunicazione? Vediamo le varie possibilità ed è probabile tu possa trovare le ragioni del tuo caso. Il problema pipì, nel cane adulto ed educato, spesso viene banalizzato ma, in realtà è alquanto complesso riuscire a capirne le ragioni e formulare una strategia risolutiva. Dunque non me ne volere se l’articolo sarà “chilometrico”.

Diciamo subito che le cause per cui un cane faccia la pipì a letto, nella cuccia, in casa, quando non ci siamo o siamo presenti possono essere molte e si possono intersecare tra di loro. Ci tengo a dirlo che posso fare supposizioni e riportare le variabili in gioco, ma è la valutazione di tutte le variabili insieme che potrebbe far capire la causa del problema e dunque la strategia risolutiva.

Senza vedere il cane, la dinamica anche di gestione casalinga e del branco, è ovvio non poter considerare, determinate osservazioni o omettere importanti indizi che invece un attento osservatore dal vivo potrebbe cogliere. Per questo in determinate circostanze avrete sentito l’educatore, dirvi di non poter dare consigli mirati facilmente senza una valutazione “in campo”.

Però, nel leggere un articolo del genere da parte di un proprietario c’è l’enorme vantaggio di una anamnesi facilitata dall’osservazione del proprietario stesso che conosce bene il proprio cane, nella sua singolare unicità. Ne conosce il modo di esprimersi ed avere a supporto la spiegazione di alcuni potenziali cause del comportamento lo può aiutare a riuscire anche da solo a fare 2+2. E questo è l’intento di Blogdog 🙂

Cane che si nasconde perchè sgridato dopo aver fatto pipì a letto
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Problema Pipì. Le variabili.

Variabili, cosa sono? Le variabili sono tutte quelle condizioni, soggettive, fisiche, ambientali, sociali di esperienza passata e presente che concorrono, anche intersecandosi tra di loro a far esprimere al nostro cane un certo tipo di comunicazione (la pipì è anche comunicazione) o comportamento a noi indesiderato. Vediamone alcune, nel farlo parlerò dei cani maschio e femmina al singolare maschile, tranne quando diversamente necessario

Veterinarie

Inserisco al primo posto delle possibili cause proprio le problematiche veterinarie, sia per importanza e sia perchè è la prima cosa che dovremo valutare, non potendo valutarla (non essendo medici). Strano gioco di parole eh?

E’ una potenziale causa delle perdite urinarie, delle minzioni notturne o incontrollate, della loro frequenza e della loro in ogni caso presenza. E solo un medico potrà dopo attenta analisi successiva alla nostra comunicazione del problema (i cani purtroppo non parlano e per i medici fare una anamnesi è sempre molto complesso), valutare eventuali problematiche o patologie in corso. Se non vi è alcuna problematica veterinaria (ad esempio perdita di controllo vescica postuma ad una sterilizzazione, diabete, malattie o patologie diverse) allora procediamo nella nostra analisi.

Età

Cucciolo

Del cucciolo ne abbiamo parlato abbondantemente nell’articolo dedicato. Se hai un cucciolo in casa ed hai il problema pipì nel senso che non sa farla fuori, ti invito a leggere l’articolo dedicato proprio a lui. Ho inserito il link proprio nel primo paragrafo (blu e sottolineato).

Il cucciolo non sa che deve fare la pipì fuori. Se pur l’istinto gli dice (sin da poche settimane di vita) di doversi allontanare dal nido (dove dorme e mangia) per espletare i bisogni, la sua visione della casa e del fuori non è molto chiara e noi dovremo aiutarlo in questo.

Consideriamo anche che una volta abituato a farla in un luogo (ad esempio la traversina) si sentirà sicuro dove sentirà il proprio odore… nella traversina già usata ad esempio o mattonelle dove già è caduta un pochino della sua pipì (le mattonelle, se trafila un pochino di pipì, trattengono l’odore). Avrà anche l’accortezza di non spargere il proprio odore (pipì) ovunque. Questa è una reminiscenza dei comportamenti istintivi di quando era una animale selvatico. Fare pipì in più punti aumentava la possibilità che un predatore si accorgesse della presenza di cuccioli indifesi nella zona.

PERO’ non appena crescendo avrà preso più sicurezza in sé, intorno ai tre/quattro mesi (dipende dal carattere), tenderà ad essere meno accorto ed allora sulla traversina o in balcone, in cucina, nel corridoio, oppure in salotto non farà differenza.

C’è inoltre da considerare che nei primi mesi il cucciolo tende ad assumere una preferenza sul tipo di substrato nel quale tendenzialmente preferisce fare la pipì. In alcuni cuccioli questa preferenza sembra essere assente, o forse è solo difficile capire per noi, cosa effettivamente preferisca. Ma il più delle volte tale preferenza la condizioniamo noi.

Come? Facendogli capire che la pipì si fa sulla traversina e cioè condizionando il piccolo alla preferenza di avere come substrato un tappetino soffice sotto le zampine. Capiremo che nel momento in cui il cucciolo non starà più attento a farla in un luogo “sicuro”, non appena sotto le zampine avrà un tappetino si sentirà stimolato e se dovrà farla la farà. Così come durante il periodo di abitudine a farla fuori, sarà difficile che trovi un tappetino che lo stimoli…

Non sarà sua cura farla al centro e solo sul tappeto, così come non farà differenza farla sulla traversina, sul tappeto del bagno, della cucina, sul tappeto persiano o sui cuscini del divano o la copertina della cuccia.

Se te lo stai chiedendo… la risposta è Si! Ecco perché la molla sempre davanti all’uscio del negozio Gucci dove hanno il tappetino fuori 🙂

La tendenza a preferire un determinato substrato sembra scomparire o comunque attenuarsi molto man mano che il cane cresce, quindi poi in casa, visto che gli abbiamo fatto capire che poteva farla, ogni punto sarà buono. Così come sarà normale marcare dentro casa con il proprio odore.

Insegniamo ai cuccioli sin da subito a fare i bisogni fuori di casa, come è etologicamente corretto che sia.

Anziano

Beh, che dire, in questo caso è probabile che se il fenomeno si sta presentando solo adesso siamo di fronte a quel deterioramento fisico e psicologico di un cane di una certa età. Siamo di fronte a quei casi in cui come nella geriatria umana si va incontro a problematiche tipiche dell’età.

Confrontiamoci come è ovvio che sia con il nostro medico veterinario di fiducia, ma tranne che l’utilizzo di pannoloni per l’incontinenza e cure appropriate è difficile che ci si trovi di fronte ad un problema comportamentale da poter risolvere. Abbiamo avuto la fortuna di avere il nostro cane accanto fino ad una veneranda età e cerchiamo di godercelo il più possibile accettando il fatto che anche con tutto l’impegno di questo mondo l’età avanza e non c’è cura per questo.

Nel caso in cui il livello di stress psicologico o di gestione derivi dall’introduzione di un nuovo cucciolo in casa o da un cambio importante di casa, o di abitudini, possiamo tentare di limitare al massimo questo stress. Facendo vivere gli ultimi anni di vita al nostro vecchietto in relax e pace.

Adulto

Fondamentalmente questo articolo nasce proprio per loro: I cani adulti (e gli adolescenti precoci).

Abbiamo visto che il cucciolo non sa come fare e cosa fare, non riesce a trattenere la pipì, si emoziona, amplifica tutte quelle che sono le comunicazioni degli odori (il cucciolo di base ha un odore da… cucciolo), con le giuste accortezze lo indirizziamo ed educhiamo. Con un cane anziano probabilmente , tranne l’evitargli inutile stress e fornirgli le cure ed attenzioni del caso, abbiamo visto non ci fosse molto che potessimo fare. Con un cane adulto superata l’età della ribellione adolescenziale è tutto il contrario, dobbiamo fare e probabilmente tanto!

C’è il periodo dell’adolescenza che mette a dura prova i “genitori adottivi umani”. Se il tuo cucciolo è adolescente, ti consiglio di leggere anche questo articolo QUI.

Perchè il cane fa la pipì a letto o sul divano?
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Il cane adulto lo intendiamo dal compimento del primo anno di età, anche se dal punto di vista caratteriale , soprattutto per razze imponenti, il completamento del carattere potrebbe formarsi del tutto anche solamente al secondo anno. Per i cani più piccoli, i 12 mesi sono invece un traguardo in cui, dopo un anno di convivenza con i propri umani, questi si erano abituati a determinati comportamenti, pensavano che il carattere del loro cane fosse quello, ed invece scoprono che una volta adulto, il suo carattere si definisce in maniera diversa.

Ebbene si. Facciamocene una ragione… Adesso non è più un cucciolo, adesso vorrà imporre la sua volontà. Di solito, questo momento è quando i proprietari credono di aver a che fare con un cane aggressivo, dispettoso e chi più ne ha più ne metta. Non ci si riesce a capacitare, che adesso il nostro cane non è più un cucciolo ed in gioco c’è la maturità di un individuo adulto. C’è ovviamente un periodo di confusione, nel passaggio in cui non si è ne bianco ne nero, bensì una sfumatura di grigio…

Anche nel cane adulto potremmo avere forme di incontinenza da emozione, da insicurezza, ma ci potrebbero essere anche ben altre cause da dover valutare e cercare di correggere/aiutare/rivedere. E di questo ci occupiamo nei prossimi paragrafi.

Calore e marcature

Il cane maschio non va in calore, il cane maschio è sempre pronto. La femmina va in calore due volte l’anno (normalmente), questo potrebbe far pensare che il calore femminile sia solo un piccolo periodo passeggero di un mese e basta (la durata in realtà è molto soggettiva), che non implica molto a parte la problematica di eventuali gravidanze isteriche. In realtà non è così, il calore delle femmine porta con sé tutta una serie di scombussolamento psicologico ed ormonale che ha un impatto più grande di ciò che si pensa. Ma vediamo di procedere per ordine senza andare fuori “tema”.

La femmina all’approcciarsi del calore tende a fare la pipì più spesso, vi sono motivazioni legate ovviamente sia alla fisiologia che all’aspetto endocrino, ma quello che ci interessa al momento è sapere che durante la fase del calore, è probabile che ci convenga far uscire il nostro cane più spesso. Una o due volte in più dovrebbero essere comunque sufficienti, se ne allunghiamo anche i tempi di effettiva passeggiata (tenderà a marcare facendo numerose piccole pipì).

La femmina avverte la necessità di marcare il territorio (con feci ed urina) quando non è in calore, con una frequenza direttamente proporzionale al suo stato sociale con il quale ci è nata oppure nel quale ci si è trovata (Si! Sembra strano eh?!). Questo significa che potremmo avere una femmina che tende a marcare molto durante tutto l’anno ed una che invece non marca quasi mai.

Le marcature sono messaggi inviati e ricevuti nel linguaggio più forte e chiaro che i cani abbiano, il linguaggio degli odori. Ne parlavamo nello specifico nell’articolo dedicato proprio all’argomento a questo LINK. Però, durante il periodo del calore, la femmina avverte questa necessità di dire a tutti che è potenzialmente pronta, o quasi prossima, al periodo fertile… Va da se che se la deve fare e non la portiamo fuori… la farà 😉 .

Il maschio invece marca spesso molto più delle femmine, ci sono tantissime ragioni perché un maschio (o una femmina) possa marcare… “l’ambiente”. Non uso volutamente la parola <territorio>, perché il maschio non marca solo per dichiarare <questo è mio, questo è il mio territorio>. Ricordiamoci che vi è tutta una serie di messaggi che noi non siamo in grado di capire, legati all’odore della pipì, vi sono gesti sociali e segnalazioni visive che noi spesso non interpretiamo correttamente. Avrai forse notato nel tuo cane la tendenza a grattare a terra con le zampe, come a voler spargere terra vunque. Beh quello è un segnale di marcatura da lasciare a terra. E’ un segnale sia visivo, che odoroso, infatti si sparge sia l’odore della pipì che quello proveniente dagli spazi interdigitali delle zampe (l’unica zona del corpo dove il cane suda).

Hai mai visto un cane maschio alzare la zampa come se stesse per fare pipì per marcare e poi in realtà non fare pipì? Tu pensi che abbia la vescica ormai vuota… però qualche metro più in là alza la zampa e la pipì la fa? Dunque la vescica non era vuota… Come mai la precedente pipì non è uscita? Beh, semplice, era una “marcatura a secco”.

Quest’ultima si pensa che sia un modo di comunicare non in maniera odorosa, ma visiva. Cioè il cane fa vedere che sta marcando, ma in realtà non lo fa. Ed infatti questo atteggiamento aumenta quando nelle vicinanze si vede che ci siano altri cani… Impressionante eh? Si potrebbe anche pensare che siano forme di bluff, ma quest’ultima è solo una mia teoria (a cui spero di dedicare un altro articolo).

Quello che voglio semplicemente evidenziare è che se “io cane” devo dire o dimostrare qualcosa è più probabile che “io” lo faccia attraverso il linguaggio degli odori. Se non posso essere presente, posso lasciare il mio messaggio per moltissime ore, chiaro ed evidente. Come? Con “la mia” pipì…ovviamente.

Gruppo sociale

Com’è composta la famiglia del cane che fa la pipì in casa dove non dovrebbe? E’ un cane che vive in un branco strutturato con altri cani, gatti? Quante persone ci sono nel nucleo familiare e come queste si comportano con lui? Queste sono tutte domande che io mi pongo nel dover valutare una potenziale problematica del cane adulto che in casa fa la pipì, ad esempio sul divano, o su un particolare letto di uno dei componenti della famiglia, o nella coperta dove dorme il gatto, o dove dormono altri cani, ma non la fa sulla sua cuccia, sulla sua coperta, sul cuscino preferito. “Dispetti!” Direbbe qualcuno. MESSAGGI!!! Dico io (urlando ahahah).

Problema pipì. Com'è composta la famiglia del cane che fa la pipì in casa dove non dovrebbe?
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Ammettiamo che in casa ci siano marito e moglie che abbiano la stessa visione nel modo di “gestire” la famiglia, ivi inclusi i componenti a quattro zampe. Ci sarà una norma comportamentale chiara e precisa, regole e concessioni, comunicazioni chiare e piccoli compromessi. Cosa accade se invece un’altro componente del Branco/Famiglia si comporta in maniera tale da creare scompiglio nell’equilibrio del branco? Bisogna correggerlo! Bisogna fargli capire che non può e deve uniformarsi. E tutti i componenti del branco (i cani) hanno spesso una partecipazione in questo.

Come? Beh vi sono diversi modi per farlo e variano molto in base allo stato gerarchico a cui chi vuole contribuire, si trovi. Faccio subito un esempio per rendere più evidente la partecipazione di tutti ed in seguito spiegherò meglio questo “stato gerarchico” cosa realmente significhi.

Siamo un branco di cani: Se uno dei cani si dimostra esageratamente eccitato e nevrotico senza motivo, gli altri (tendenzialmente uno più degli altri) tenderanno a controllarlo, anche con molta determinazione e farlo calmare, ed allora troveremo il cane che lo attacca mordendolo ( o facendo finta) e sottomettendolo ovvero richiedendo un segnale di aver capito che deve smetterla, quello che lo vorrà montare, quello che cercherà di bloccarlo con il proprio corpo. Solitamente si arriva al punto in cui se c’è la prestanza fisica del più alto in scala gerarchica, questi si metterà sopra il “colpevole” bloccandolo con la sua sola presenza, un’altro cane sarà accanto abbaiando ed altri due più in là tenteranno giocando di rilassare il clima, sdrammatizzando. Stanno tutti in realtà cooperando per il ristabilirsi dell’equilibrio del branco. Stanno tutti in maniera diversa correggendo un instabilità collettiva.

Così in casa accade la stessa cosa. Se io figlio creo scompiglio, urlo contro mamma e papà, come farà il mio cane a dirmi di stare al mio posto? Potrebbe abbaiarmi contro al momento dello scompiglio, o lasciarmi un messaggio odoroso sul letto, perchè non sarà forse il “capo” ma si comporterà in funzione di vice.

Altro esempio, se io cane di casa, credo di comandare la mia famiglia umana ma sembra che non lo abbiano capito perché mi hanno fatto scendere malamente dal divano urlandomi di non farlo, io lo rimarco con “la mia pipì”, che forse non è chiaro che: <il divano è mio! Ed in questa casa lo gestisco io!>.

E potrei continuare, ma mi riservo di spiegare meglio affrontando altre cause, che possono contribuire a questo che ho appena detto o esserne la sola componente scatenante.

Capacità sociali

Per capacità sociali intendo racchiudere in questa valutazione la comprensione delle capacità del nostro cane di relazionarsi in maniera corretta. Il cane come ben sappiamo ha una base di comportamenti e capacità cognitive intrinseche nelle sue abilità sociali. Ma tali capacità devono anche essere sviluppate grazie all’ambiente ed alla pratica.

Il cucciolo impara a comportarsi con gli altri cani durante il periodo della socializzazione. E’ proprio tra la terza e quarta settimana di vita che comincia a giocare con i fratellini e le sorelline cominciando a capire le dinamiche sociali. Poi crescendo all’interno del branco saranno la mamma e gli adulti ad insegnargli le regole ed i limiti. E lui per imitazione ed apprendimento errore/gratifica, capirà così quale sia il modo corretto di comunicare in un gruppo sociale.

Se il cucciolo è arrivato a casa nostra a 40 giorni di vita (per legge non può essere allontanato dalla madre prima di 60 giorni), gli mancherà di base una forte capacità comunicativa. E se oggi da adulto si vede piombare in casa un nuovo componente del branco, questa sua incapacità potrà essere evidente con manifestazioni più o meno “anormali” o esagerate.

Se anche avesse le capacità comunicative “in regola” e con lui le avessero anche gli altri cani presenti in famiglia, potrebbe darsi che la comunicazione tra loro non sia equilibrata. Non vi sia una chiara comunicazione gerarchica, per carattere, o per tipo di razza, o mix con genetica proveniente da una determinata razza (e dunque componente genetica intrinseca), o per interferenza nella gestione dei ruoli e delle relazioni naturali da parte dei proprietari. Di base consideriamo che la gerarchia di un branco di cani è sempre molto fluida e determinati “chiarimenti” sono più frequenti di base che non ad esempio, in un branco di lupi (con cui spesso li si paragona erroneamente).

E , dunque, può darsi, in base a quanto detto che vi sia sempre la necessità di ribadire dei concetti con messaggi odorosi… E la pipì può venire in aiuto a spedire il messaggio e lasciarlo ben chiaro.

Attenzione! Perché potrebbe essere l’espressione dell’esatto opposto, ovvero dello stress e della sottomissione che viene ribadita, anche in seguito ad una esplicita richiesta da parte di un dominante su un cane del branco/famiglia che deve dimostrare sottomissione (lo vediamo tra un po’).

Esperienze di vita

Abbiamo già detto come il cucciolo abituato alla traversina da grande potrebbe mantenere l’abitudine al substrato tipico del velluto sotto le zampe come stimolo. Ma se lo avremo educato bene probabilmente inibirà questa sua tendenza in casa, a meno che non gli scappi proprio, ma ciò significa che lo abbiamo tenuto chiuso in casa per un tempo esagerato. Discorso diverso per un cane che da adulto ci è arrivato dal canile. La sua tendenza a farla in luoghi chiusi, come in casa potrebbe essere più marcata e sfogare così in caso di ansia, incertezza, paura, sconforto che ben comprendiamo, ma troppo spesso rafforziamo/nutriamo usando la psicologia umana per empatizzare con una specie che umana non è.

Ambientali

Mi ricollego al paragrafo precedente dando per scontato che sia assodato che far trattenere troppo la pipì o la popò al nostro cane in casa, in condizioni normali è una forma di maltrattamento e su questo penso non si possa che concordare. Ma a volte l’aumento della necessità dovuta a calore, aver bevuto troppo, il freddo, ecc. può richiedere un maggiore nostro impegno e dunque il proprietario attento dovrà anche aumentare la frequenza tra un’uscita igienica ed un altra.

L’aspetto invece della pipì in casa perché uno dei componenti (o tutti) del branco famiglia è uscito, lasciando il cane in casa lo classificheremo come ansia da separazione (non dispetto. No! Non ne fanno dispetti i cani. Ohhh). Ne ho fatto un articolo intero a parte, che è alquanto lungo, dunque rimando direttamente la trattazione dell’argomento che trovi a questo LINK.

Un aspetto che forse non viene preso in considerazione è quello nutrizionale. Ovvero, se abbiamo cambiato mangime secco, o siamo passati da (eresiaaaa 🙂 ) cibo fresco a mangime secco, dovremo fare una valutazione quasi ovvia sul maggior quantitativo di acqua che il nostro cane berrà e della necessità di espletare i bisogni più frequentemente. Questo è anche ciò che accade quando lasciamo i croccantini estrusi e la ciotola d’acqua sempre a disposizione del cane che ogni tanto mangia e dunque spesso beve. Consiglio sia per questo, ma anche per altri ragioni, di lasciare sempre la ciotola con acqua a disposizione, ma mai i croccantini. Il cane deve mangiare ad orari regolari no ad libitum.

Valutiamo anche se la quantità di pipì trovata sia da: mi scappa / faccio volutamente uno schizzetto, è un pochino di pipì da emozione oppure è copiosa ed abbondante.

Gerarchia e Carattere

Ed ecco la variabile forse più importante di tutte, quella più frequente escludendo l’ansia da separazione: La Gerarchia Vs Carattere.

Cane a letto. Quando il cane fa la pipì a letto
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Che posizione gerarchica ha assunto il cane in casa (e tende a mantenere)?

La parola Gerarchia, nella nostra lingua rievoca quello che in un gruppo militare viene visto come ruoli di comando che dal più alto in grado via via a scendere arrivano al soldato semplice. Ma in un gruppo sociale come quello in cui vivono i cani ed in cui viviamo anche noi (il branco/famiglia) non è questa la corretta interpretazione.

Nel nostro gruppo sociale ci deve essere una guida o anche più. Si anche più, spesso diciamo che il branco ha bisogno di un capobranco, ma questo viene detto per facilitare le cose. Nel senso che io lo uso così, chi invece lo usa come termine sostitutivo di Alpha, probabilmente ha perso di vista la realtà delle cose. Ed io lo spiego QUI come dovrebbero essere.

Capobranco termine usato per facilitare le cose, per indicare che il proprietario deve essere quella figura di riferimento. E che dire del partner del proprietario? Deve anch’egli/essa esserlo! E che dire di quando i genitori umani non siano in casa? In questo caso chi tira le fila dei giochi? Chi controlla e stabilisce le regole tra i rimanenti? Ragionando per metafore sto considerando le famiglie senza figli che abbiano due o tre o più cani però può cambiare la struttura del Branco/Famiglia ma, il concetto rimane lo stesso. E’ stupido pensare che i ruoli siano quelli di tre “soldati semplici” (i cani rimasti in casa) che aspettano il ritorno dei superiori…

La struttura è si piramidale, ma è molto più ampia al vertice superiore dove è il punto di riferimento. La guida può essere un singolo elemento, in un rapporto a due ma, in altri casi, possono essere anche due o tre figure che tra loro si scambiano in base al momento in base alla dimostrazione (se capaci) di QUEL PRECISO momento. E quando tali figure non ci sono? Beh è come i primi giochi da PC che vedevano le navicelle spaziali, tolta una quella successiva ne prende il posto. Come si è capito il posto di guida non può rimanere vacante MAI!

Tutti i casi

Tengo a precisare che non è come in una classifica a colori, cioè che un cane ha un colore oppure un altro in base al ruolo che occupa oppure al carattere che ha. E’ una tavolozza di colori che passa da un colore ad un altro con varie sfumature e starà a noi capire verso quale colore sia più o meno tendente il nostro cane. E così capire che strategia possa funzionare più o meno, attuando anche multipli approcci ad hoc.

Il dominante insicuro/ansioso

Lo metto per primo, perché lo reputo il più fastidioso come scenario. Se il ruolo di guida è stato lasciato scoperto da noi “genitori umani” ed il nostro povero cane che non ci è nato per fare il leader (la stragrande maggioranza dei casi) è stato costretto a ricoprirlo ed è anche un soggetto insicuro. Costretto si, perché i cani non hanno le velleità di potere come gli uomini, di guidare, dirigere e comandare. No, loro ne farebbero anche a meno, ma è il DNA di cane, è la necessità della sopravvivenza del gruppo sociale che lo richiede. E’ un comportamento profondamente radicato alla base del suo essere.

E’ alla base dell’essere CANE assicurarsi di seguire qualcuno che possa guidarlo e proteggere lui ed il resto del gruppo. E se così non è allora è bene che sia un altro più capace a farlo. E come eleggere la nuova guida? Beh sostanzialmente tutti “si candidano” a capobranco, tutti ci provano e solo chi è più capace tra i canditati (tra tutti) “si auto-elegge” (barra viene eletto) alla guida del gruppo. Con quali parametri? Semplice… Chi è che davanti alla torta e la mangia praticamente sempre? Chi è che davanti al cuscino del divano sale e se c’è già qualcuno, basta uno sguardo per farlo spostare? Chi mangia per primo? Chi GESTISCE LE RISORSE… tutte le risorse (o la maggior parte) ?

Ecco: Chi gestisce le risorse, chi si fa rispettare, è automaticamente eletto capobranco.

Cosa fare in questi casi lo vediamo sotto.

Il dominante possessivo

Ecco che quando in casa la gerarchia vede al posto di comando il nostro cane di casa od uno su tutti, egli si sentirà in dovere (non solo in diritto) di comunicare la sua presenza, agli estranei, ai membri del branco ed a se stesso, marcando. Più odore suo c’è in giro e più è chiaro il messaggio. Questo è il tipico ruolo gerarchico alto ricoperto da una figura dominante, ma che leader probabilmente non ci era nato. Se fosse parecchio sicuro di sé probabilmente tenderebbe a marcare meno o per nulla in casa. Se ci è nato… beh non sarà facile spodestarlo 🙂 .

Faccio un altro inciso sul termine dominante. Mettiamo due persone sedute una di fronte ad un altra e nel mezzo una fetta di torta. La persona che 80-90 volte su 100 prenderà e mangerà la torta è la persona dominante. Ecco cosa significa tra cani, non vuol dire il cane violento.

La figura del cane dominante andrà corretta e rivista, perché non è normale che sia così in una casa in cui vivono esseri umani e cani. Il cane se pur (con scarsa probabilità) sia nato con le capacità di essere leader, in realtà non può farlo, non nella società moderna di gruppo sociale che vede anche esseri della specie Homo Sapiens (noi) vivere con lui. E le problematiche come quella della pipì in casa, nel letto dei proprietari, delle marcature in giro per casa, forse potrebbe essere quella meno pericolosa. Per gli uomini e per se stesso cane (per il suo benessere psicologico). Vedremo più sotto come risolvere questa situazione.

Il sottomesso- Happy go Lucky

Questa è la tipologia di cane che riscontriamo (si spera) nella maggior parte dei casi. E’ quel cane naturalmente sottomesso, non ha le capacità di guidare un gruppo, ma spalleggia volentieri chi se ne prende l’incarico, è quello il cui approccio con un nuovo cane è curioso e pronto a giocarci. L’happy-go-lucky viene definito oltremare. Il cane capace, sveglio ma più il migliore amico che non il capoclasse.

Questo cane se viene a mancare la figura di leader in famiglia è quello che ne prende immediatamente il posto. Ma non essendoci nato per farlo, dovrà dimostrare a tutti, ma principalmente a se stesso di essere in grado. Si auto-conforterà marcando in casa più spesso e più frequentemente che potrà. Il vero cane leader, dimostra poco, e con giudizio. Lui invece farà la pipì in caso di stress psicologico, di incertezza, di frustrazione. Insomma lui il capo non lo voleva fare, ma ci è stato COSTRETTO!

L’estremo sottomesso

In realtà c’è chi non si candida alla corsa per “la presidenza”, per diventare capobranco. Chi sa di non esserne capace, chi anzi ha problemi ben diversi e chiede a gran voce, che ci sia qualcuno che possa guidarlo e proteggerlo. Questi sono i cani estremamente sottomessi o i cani fobici/terrorizzati dalla qualunque. Loro non vogliono essere capi, se costretti ad esserlo diventano estremamente pericolosi. Perché la loro guida sarà una guida “pazza”, paranoide, instabile nel senso più grave del significato. E se costretti così vivono una vita davvero infelice.

Questi sono i cani che se sbatte una porta in casa, si fanno la pipì addosso, se vengono rimproverati si fanno la pipì addosso, se si sentono insicuri fanno la pipì, se si sento ansiosi fanno la pipì. Con questi cani si deve lavorare sulla propria autostima e sul non esporli a situazioni stressanti se non dopo un lungo lavoro di de-sensibilizzazione.

Problema pipì. L’analisi

Fondamentalmente è qui che sta la bravura dell’educatore cinofilo. Analizzare la situazione valutando i parametri che riassumo (ma nei quali non mi ci addentro) e trovare la strategia che possa essere a “misura di quel cane” e di quel proprietario.

L’educatore valuterà:

  • Il cane
  • Il proprietario
  • L’ambiente e la composizione del branco
  • Il problema
  • e… l’intersecarsi di queste condizioni tra loro

Nella valutazione, dicevamo, risiederà la capacità dell’educatore nel valutare con occhio esperto la situazione incrociando tra loro i dati disponibili. Ad esempio (e qui chiudo la parentesi “professionale”) nella valutazione comportamentale includeremo le seguenti considerazioni e vedremo di farne uscire un quadro unico:

  1. Comportamenti che il cane dimostra
  2. Comportamenti che il cliente nota
  3. Comportamenti che il cliente ha riportato
  4. Comportamenti che al cliente piacciono
  5. Comportamenti che al cliente non piacciono

La valutazione del proprietario

Ma prima di pensare a richiedere aiuto professionale, come possiamo noi proprietari, facilitarci la possibilità di capire quale sia il motivo per cui il nostro cane faccia la pipì nel letto quando sa che la pipì va fatta fuori?

Valutare le tempistiche

Allora, innanzitutto una cosa che può aiutarci a capire il comportamento è valutare cosa sia successo poco prima “dell’incidente” cosa abbiamo fatto noi, cosa ha fatto il cane o i cani. Questo ci permetterà di capire se il nostro cane potenzialmente comunichi un disagio oppure tutto nasca da una voglia di comunicare rimarcando un concetto oppure semplicemente manifestando una comunicazione esplicita di sottomissione. Va da sé che saremo più propensi a ipotizzare uno o l’altro motivo in base alle valutazioni sul carattere del soggettto e la sua presunta posizione gerarchica.

Valuteremo inoltre se il problema è un comportamento ciclico che si ripete in maniera frequente oppure è accaduto una volta sola, oppure accade di tanto in tanto, ma non troppo spesso. Oppure (importante) sembra accadere sempre dopo/prima un avvenimento, un’esperienza.

Ad esempio, se il cane lo fa ogni qual volta vi siano le lenzuola nuove, allora potremo ipotizzare che non essendoci più il suo odore egli “abbia fretta” di rimettercelo. E qui avendo già valutato il carattere, sapremo se lo fa per rimarcare che comanda lui oppure per sentirsi più a suo agio, più sicuro e protetto o potenzialmente gli scappi perché (chissà perché) si eccita troppo.

Valuteremo la logistica

Valuteremo se vi siano stati cambi importanti di logistica o sociali.

Ad esempio, se abbiamo cambiato casa, o semplicemente posto in cui tenevamo la cuccia, se prima facevamo dormire il nostro cane a letto e poi no, questi sono cambi di abitudine che possono portare il nostro cane a stress oppure a sentire la necessità di “far suo” il letto oppure semplicemente associare un disagio al luogo proibito. Io ci salgo perché ci voglio salire, ma so di non poterlo fare allora al primo rumore “me la faccio sotto”. Oppure al contrario dire: <questo è “mio e non si tocca”!>. se invece cambiano le dinamiche del branco ed abbiamo portato un nuovo cucciolo ad esempio o un cane adulto, in gioco c’è tutta quella comunicazione odorosa fatta di dimostrazioni e messaggi che stanno alla base della comunicazione cinofila. E comunque anche questa situazione, in base alla sensibilità del nostro cane può costituire fonte di stress e disagio.

Problema pipì. Cosa fare?

Beh è chiaro che l’articolo ha voluto dare spunto per la valutazione di tante potenziali cause che insieme potessero concorrere a creare un quadro più chiaro delle possibili motivazioni del perché si abbia nuovamente a che fare con il problema pipì una volta che si era certi di aver “spiegato” bene le regole di casa. Non è ovviamente possibile all’interno di questo articolo andare a fare esempi per ogni tipo di potenziale situazione, ma vediamo di usare i casi più eclatanti e comuni dal punto di vista comportamentale.

La pipì del dominante insicuro.

Se l’atteggiamento è deputato da cane dominante nei confronti dei componenti del Branco/famiglia?

Il dominante ansioso, il dominante insicuro lo avevamo “battezzato”. Questo cane spesso ci segue e ci controlla. Non è comportamento dei gregari allontanarsi, ma non è comportamento del leader seguirli e controllarli… beh il punto è proprio qui.. lui non ci è nato leader. Lui ha la consapevolezza di dover proteggere e controllare, ma non ne ha la stoffa, non lo sa fare insomma e quindi vive sul chi va là, deve controllare… Sono quei cani che spesso abbaiano molto in casa al minimo rumore.

Se hai un cane così che ti segue ovunque per controllarti, se è la tua ombra non perché c’è affetto (che ovviamente ci sarebbe comunque), ma perché c’è controllo da parte sua, ciò vuol dire che devi rivedere la gestione del tuo cane.
Il cane che crede di essere la figura leader della casa è quel cane, che spesso non ha limiti e barriere in casa, se decide di salire sul letto lo fa, se decide di andare a mangiare c’è il cibo a disposizione e lo fa, se decide di salire addosso al proprio padrone lo fa. Ed in cambio riceve coccole… Se sbaglia viene premiato, con uno sguardo, una carezza, una voce gentile, anche inconsciamente. Se per strada guida lui la passeggiata tirando continuamente, sta guidando la famiglia in esplorazione.

Se ha a disposizione i suoi giochi sempre, se insomma non c’è neppure una risorsa che il suo umano gestisce (le dovrebbe gestire TUTTE l’umano) è ovvio che il messaggio è che il “posto di Leader” è libero e un branco (anche cane e uomo in due formano un branco) non può sopravvivere senza nessuno che guida, gestisce, regola e protegge. Come dicevo spesso i nostri cani sono ben compiacenti di farsi guidare, ma dobbiamo dimostrare di esserne capaci. Se non lo siamo (alla canina maniera) allora non dobbiamo biasimare il nostro cane che cerca con il linguaggio a sua disposizione di esprimersi.

Tutto, o parte di tutto questo, sono alcune delle dimostrazioni che in casa a comandare è il cane, ma potrebbero non essere le uniche, anche la pipì nel letto, la pipì sui mobili, le marcature in giro per la casa possono essere una dimostrazione, un messaggio che il nostro cane lascia.

La pipì del dominante possessivo

Sono quei cani che dimostrano possessività nei confronti di oggetti, giochi, cibo, posizioni nel letto e sul divano. Nei casi limite arrivano a ringhiare ed a mordere uno, molti o tutti i componenti della famiglia e non solo. Sulle problematiche del ringhiare e mordere analizzavamo questi comportamenti in questo articolo. Fondamentalmente con amore, comprensione e psicologia canina dovremo spodestarlo 🙂

Per entrambi i casi sia di dominante insicuro che possessivo ti rimando ad un articolo dove definiamo come offrire una sana buona e salutare leadership. E visto che siamo quasi prossimi al Natale, potremmo pensare proprio di regalargliela finalmente ;-). Regaliamo Leadership

L’insicuro

Non sai se il tuo cane abbia avuto modo di socializzare e a che età sia stato allontanato da madre e fratellini? Questo ha un impatto forte sullo sviluppo psicologico e caratteriale del cane. Oppure già sai, conoscendolo, di avere un cane estremamente insicuro, fobico, terrorizzato da tutto e tutti. Se questo è il tuo caso, il tuo cane probabilmente fa la pipì a letto per stress, o essendo un soggetto molto sensibile, per paura o eccitazione. Questi sentimenti possono essere indotti, da noi, da eventi esterni (rumori, vento, temporali, o anche da componenti familiari e del branco (altri cani, il gatto). L’unico modo per diminuire tutto ciò è lavorare sul cane e tentare di offrirgli una qualità di vita migliore.

Consideriamo che il cane ci è nato così oppure ci è diventato. Se la paura a tutto ti è nota e dunque immagino, persone, rumori, oggetti grandi traffico stradale sembra evidente che qualcosa sia andato storto proprio in quella finestra temporale così importante. Però, il buon K. Lorenz (padre dell’etologia) esagerò nella sua definizione di imprinting e socializzazione, basandosi più sulle specie avicole nel sentenziare la definizione di imprinting. Con il cane non tutto è perduto, se pur con enormi difficoltà una volta che la “finestrella” sia chiusa, il processo non è del tutto irreversibile. Per sintetizzare (che non è una mia qualità) devi lavorare su due/tre fronti semplici a dirsi, impegnativi a farsi:

  1. Lui ha bisogno di una figura al suo fianco che sia forte e calma, ha bisogno di sentirsi protetto, di poter confidare in te. Tu devi essere quella figura di riferimento che trasmette il messaggio: <Stai tranquillo ti proteggo io!>. ATTENZIONE: Questo messaggio non va trasmesso all’umana maniera, usando la psicologia umana. No, dovrai usare la psicologia canina. Lui in te non deve vedere debolezze, la debolezza intesa in cinofilia non è quella che comunemente intendiamo noi per debolezza. Per intenderci, una persona arrabbiata che urla e sbraita è una persona debole per un cane. Non è equilibrata. Dunque niente coccole e paroline dolci quando è spaventato (debolezza), niente frustrazione, niente stati depressi, nevrotici, arrabbiati (tutte debolezze). Invece calma e sicurezza, protezione da mamma (la prima figura di riferimento per un cucciolo) che guida, decisa e sicura. Quando dico niente coccole, non vuol dire tu non possa toccare il cane, ma il tocco deve essere (come appoggiare la coscia al fianco) un : trasmettere “solidità”, non compassione.
  2. Attestato che la parte relativa al punto di riferimento sarai diventata tu, dovrai lavorare sulla desensibilizzazione degli eventi e
  3. Sulla sua sicurezza in sé. Aumentandone l’autostima.

Desensibilizzare si farà esponendolo alle varie situazioni in modo controllato, calmo ed a piccoli passi. Più una attività riuscirai a crearla a piccoli step e meglio sarà (non ho mica detto che il percorso è veloce e semplice, ma dipende molto dal grado di disagio).

Nel momento della desensibilizzazione vi sono alcuni metodi che funzionano in base al soggetto. Potresti tentare usando la tecnica della distrazione ovvero, all’approcciarsi “all’oggetto” della paura, con tempistiche fatte bene (che imparerai nel corso delle prove) devi riuscire a distrarre il tuo cane dall’oggetto reindirizzandolo su qualcosa che lo distragga (un pezzo di wurstel, il suo gioco preferito). Il cane ha la capacità di concentrarsi su una cosa alla volta, dunque con molta probabilità se non si ha fretta si riesce (ad esempio) ad accorciare sempre più la distanza con l’oggetto senza reazioni timorose da parte del cane. Le ripetizioni faranno la magia.

Il recupero

Se il cane rifiuta il cibo (dipende dalle distanze e dall’intensità ad esempio del rumore.. non puoi buttarlo subito”nella mischia”), non si parla di timore, ma si parla di paura/terrore, siamo in questo caso in caso limite e una figura professionale è più che auspicabile. I problemi determinati da paure e fobie su soggetti insicuri sono quelli più difficili da risolvere, e spesso il recupero non è mai al 100%… Questo è bene tu lo sappia.
Per aumentare l’autostima è necessario che il cane sia compiaciuto di lavorare per l’umano, di avere uno scopo (tra le altre cose). Vi sono vari metodi, ma se continuo non finisco più di scrivere… Sappi che nel caso del tuo cane, comandi di obbedience sono un buon metodo, per fargli aumentare la stima in se stesso e distrarlo davanti a situazioni che lo mettono in difficoltà. Come avrai capito, tecniche , tempi e modalità cambiano molto in base allo stadio di timore/paura/fobia di cui stiamo parlando ed alle tue capacità tempo/carattere/tempistiche…

Conclusione

Penso sia ovvio non poter affrontare tutti i casi, come dicevo, ma spero di essere riuscito a dare più spunti di riflessione di quanti non ne avessi prima. Se ti è servito o semplicemente piaciuto l’articolo, mi farebbe piacere se me lo facessi sapere con un commento qui sotto.

Voglio approfittare per rimarcare il messaggio che sgridare dopo più di 10 o 15 secondi il nostro cane dopo aver scoperto che abbia fatto la pipì sul divano, a terra, nel letto in nostra assenza non ha alcun senso se non quello di far confondere il nostro cane e fargli perdere fiducia sulle nostre capacità di guida e di comunicazione. Nella realtà “addestrativa” si usa definire la regola dei 3 secondi. dichiarato come tempo mssimo per far associare la cane una attività ad un parola, ad un gesto. Se sei in dubbio sul fatto che il cane capisca invece perfettamente dimostrandosi colpevole, ti invito a leggere questo articolo qui sotto.

Alexdogs

Ciao! Sono Alessio Palleschi La mia passione per la cinofilia, che mi segue da quasi 40 anni, mi ha portato negli ultimi tempi a voler aiutare sempre più persone a creare un rapporto migliore con i propri cani, a gestire e far crescere il proprio cane nel migliore dei modi in completa autonomia. Esplora gli articoli, le guide e gli approfondimenti che ho pubblicato su questo Blogdog!

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